Aggiungere il gesto alla parola aiuta a farsi comprendere, e questo è un modo di comunicazione radicato nel nostro cervello anche se la cultura della gestualità cambia di forma e ampiezza in diverse parti del mondo. Parlando di robot, questi sistemi non hanno questa capacità che probabilmente eleverebbe il livello di interazione con gli umani, soprattutto in ambito Service Robot. Al riguardo, alcuni ricercatori inglesi dell’università di Bristol hanno misurato sperimentalmente l’apporto del gesto alla comunicazione uomo/robot, arrivando a un risultato molto
interessante: li si comprende meglio, proprio come si fa con i nostri simili. Come procedura, hanno sottoposto 22 volontari a una serie di 100 test basati su un robot parlante, il modello Nao di Aldebaran Robotics, e un video in cui un attore pronunciava delle parole. In sintesi, se le parole pronunciate dal robot, per esempio verbi come tagliare, pulire, misurare, giocare, aprire, erano accompagnate da gesti intuitivamente associati alle stesse, la comprensione dei volontari si è quasi raddoppiata rispetto ai casi in cui era assente la gestualità, passando dal 50% all’80%. E del resto, si comprende meglio un interlocutore espressivo piuttosto che uno neutro, sia esso naturale o artificiale. La parte relativa al video con l’attore era finalizzata a effettuare un’analoga sperimentazione ma qusta volta simulando la presenza di un avatar, e anche in questo caso le parole erano o meno accompagnate da gesti. Anche in questo caso la comprensione è aumentata se associata a gestualità. Un nuovo filone di ricerca si propone: la gestualità dei robot.
Gesti e parole per comunicare con i robot
