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Energy Release 2.0, perché serve una Release 3.0 strutturale

Nata per sostenere la decarbonizzazione delle imprese energivore, Energy Release 2.0 mette in relazione consumatori industriali e nuova generazione rinnovabile, offrendo energia a prezzo calmierato e favorendo investimenti in nuovi impianti. L’esperienza maturata mostra però l’esigenza di dare continuità alla misura oltre il 2027. Se ne è discusso a Narni, dove istituzioni, GSE, industria e operatori delle rinnovabili hanno indicato in una Energy Release 3.0 strutturale e nei PPA di lungo termine due leve per rafforzare competitività e transizione energetica.

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Nicoletta Buora

Per le imprese energivore il costo dell’elettricità rappresenta un fattore determinante per la competitività. La volatilità dei mercati energetici e prezzi superiori a quelli di molti competitor europei ed extraeuropei rendono infatti difficile programmare approvvigionamenti e investimenti.

È in questo contesto che si inserisce Energy Release 2.0, misura del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) pensata per sostenere le imprese a forte consumo elettrico nel percorso di decarbonizzazione, offrendo maggiore protezione dalla volatilità dei prezzi e stimolando la realizzazione di nuova capacità rinnovabile.

Il meccanismo mette in relazione la domanda delle imprese energivore con nuovi investimenti nella generazione da fonti rinnovabili, con il GSE al centro del coordinamento. L’esperienza finora maturata conferma il potenziale del modello. Energy Intensive Consulting (EIC) ha supportato 48 imprese energivore nella negoziazione dei contratti previsti dal meccanismo, per un volume complessivo di circa 5,2 TWh, pari a oltre il 7% dei 22,5 TWh assegnati dal GSE.

Come funziona Energy Release 2.0

Il funzionamento di Energy Release 2.0 può essere sintetizzato in tre fasi.

La prima è l’anticipazione dell’energia. Nel periodo 2025-2027 il GSE mette a disposizione delle imprese energia elettrica rinnovabile a un prezzo fisso e calmierato di 65 euro/MWh. Per aziende esposte alla concorrenza internazionale, questo significa maggiore prevedibilità dei costi energetici.

La seconda fase è l’obbligo di investimento. L’impresa che accede al meccanismo si impegna a contribuire alla realizzazione di nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili entro 40 mesi. Gli impianti dovranno produrre nel tempo almeno il doppio dell’energia ricevuta nella fase di anticipazione.

La terza è la restituzione dell’energia, prevista nell’arco di 20 anni. Una volta entrati in esercizio i nuovi impianti, l’energia anticipata viene restituita attraverso un contratto finanziario a due vie basato sul prezzo di riferimento di 65 euro/MWh, insieme alle relative Garanzie di Origine.

Il meccanismo richiede quindi alle imprese non soltanto di beneficiare di un approvvigionamento energetico a condizioni definite, ma di partecipare a un percorso che porta alla realizzazione di nuova produzione rinnovabile. È proprio questo collegamento tra consumo industriale e investimenti nella generazione green a rappresentare uno degli elementi più innovativi della misura.

I benefici riguardano entrambe le parti: le imprese possono ottenere maggiore certezza nell’approvvigionamento e gestire meglio il rischio legato alla volatilità dei prezzi; i produttori possono sviluppare nuova capacità rinnovabile associandola a una domanda industriale di lungo periodo. L’esperienza di EIC conferma inoltre il contributo del meccanismo allo sviluppo di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili.

Perché serve una Energy Release 3.0

È proprio l’esperienza di Energy Release 2.0 a spiegare la richiesta di una Energy Release 3.0. Il punto non è soltanto prolungare una misura esistente, ma trasformare un meccanismo sperimentato con risultati positivi in uno strumento strutturale di politica industriale ed energetica.

L’attuale Energy Release copre il periodo fino al 2027. Per le imprese energivore, però, la programmazione degli approvvigionamenti e degli investimenti richiede un orizzonte più ampio. La realizzazione di un impianto rinnovabile e la sottoscrizione di contratti energetici di lungo termine sono decisioni che non possono essere affrontate con una prospettiva limitata a pochi anni.

Da qui la richiesta di dare continuità alla misura oltre il 2027, garantendo alle imprese visibilità già a partire dal 2028. Secondo EIC, proprio per la complessità dell’iter normativo e attuativo, che richiede norme primarie, decreti e regolamenti operativi del GSE, è necessario avviare per tempo il percorso, così da consentire nel 2027 lo svolgimento delle procedure necessarie.

La Release 3.0 viene quindi richiesta soprattutto come strumento stabile e prevedibile, capace di dare continuità al rapporto tra industria energivora e produzione rinnovabile.

Il valore dell’esperienza secondo Rosatelli

Secondo Amedeo Rosatelli, Presidente di Energy Intensive Consulting, il principale risultato dell’esperienza maturata è la dimostrazione che sia possibile costruire un rapporto diretto tra domanda industriale e nuova produzione rinnovabile.

“L’esperienza maturata con Energy Release 2.0 dimostra la possibilità di costruire un modello virtuoso in grado di mettere in relazione diretta le imprese energivore e i produttori da fonti rinnovabili, generando benefici concreti sia per la competitività del sistema produttivo sia per la sicurezza energetica del Paese”.

Rosatelli sottolinea inoltre la possibilità per i consumatori di approvvigionarsi di energia rinnovabile a prezzi allineati al LCOE, cioè al costo livellato dell’energia prodotto dagli impianti. Energy Release può quindi diventare un meccanismo per avvicinare domanda e offerta, riducendo il rischio di mercato e favorendo nuovi investimenti.

La transizione energetica sta inoltre alimentando un ciclo di investimenti sia nella generazione rinnovabile sia nelle aziende utilizzatrici. Per la filiera dell’automazione industriale questo significa nuove opportunità legate alla gestione degli impianti, al controllo dei processi, all’efficienza energetica e all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale.

Il punto di vista del GSE

L’importanza di Energy Release 2.0 è stata evidenziata anche da Attilio Punzo, Direttore della Direzione Riconoscimento Incentivi e Titoli del GSE, che ha richiamato l’evoluzione della misura rispetto alla prima formulazione.

Secondo Punzo, la prima versione di Energy Release, nata per sostenere la decarbonizzazione, rischiava di trasformarsi, nel contesto della crisi energetica, in un costo aggiuntivo per le imprese energivore. Il confronto tra istituzioni, GSE, Confindustria e imprese ha consentito di correggere il meccanismo e trasformarlo in uno strumento più efficace.

Oggi, osserva Punzo, Energy Release 2.0 rappresenta una tutela concreta per una parte significativa dei consumi industriali, perché combina maggiore stabilità dei costi energetici e incentivo a nuovi investimenti nelle rinnovabili. La sua valutazione evidenzia quindi come la collaborazione tra pubblico e privato possa produrre strumenti capaci di intervenire contemporaneamente sulla competitività dell’industria e sulla decarbonizzazione.

Il meccanismo ha inoltre mostrato la possibilità di coinvolgere imprese energivore di dimensioni più contenute. La procedura competitiva introdotta su richiesta della Commissione europea ha ampliato le opportunità di accesso, mettendo in contatto attraverso il GSE imprese e produttori disponibili ad assumere gli obblighi previsti.

A Narni il confronto sulla Release 3.0

È stato questo il quadro al centro dell’incontro di Narni del 22 maggio 2026, promosso da Energy Intensive Consulting, con una tavola rotonda dedicata agli scenari della transizione energetica e al rapporto tra produttori da fonti rinnovabili e consumatori finali energivori.

Al confronto hanno partecipato rappresentanti del MASE, del GSE, di Confindustria, dell’industria e del mondo energetico, tra cui Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia del MASE, Attilio Punzo, Davide Valenzano, Antonio Gozzi, Presidente di Duferco Italia Holding, Federacciaio e Interconnector, e Marco Ravazzolo, Direttore Politiche Energia di Confindustria. Il confronto è stato moderato da Gianluca Comin, Presidente di Comin & Partners.

Dall’incontro è emersa una convergenza sull’esigenza di consolidare un quadro normativo stabile e prevedibile, capace di consentire alle imprese energivore di programmare gli approvvigionamenti nel medio-lungo periodo e, contemporaneamente, sostenere gli investimenti in nuova generazione rinnovabile e nei sistemi di accumulo.

PPA e Energy Release, il prossimo passaggio

Uno degli strumenti destinati ad assumere un ruolo centrale sono i Power Purchase Agreement (PPA), contratti di lungo termine attraverso i quali un consumatore può approvvigionarsi dell’energia prodotta da un impianto rinnovabile.

Una maggiore diffusione dei PPA può contribuire a creare quella relazione stabile tra produttori e consumatori che rappresenta uno degli obiettivi dell’Energy Release. In questa direzione si inseriscono anche le disposizioni dell’articolo 4 del DL Bollette, che punta a favorire la contrattazione di lungo termine dell’energia elettrica da fonti rinnovabili e attribuisce al GSE un ruolo centrale, anche come garante di ultima istanza.

Perché questo mercato possa svilupparsi, occorre ridurre i rischi e rendere i contratti economicamente attrattivi per le imprese. È la stessa logica alla base della richiesta di una Release 3.0: costruire un quadro nel quale la certezza della domanda industriale possa sostenere gli investimenti nella nuova capacità rinnovabile.

Oltre il 2027 per competitività e sicurezza energetica

La richiesta di una Energy Release 3.0 nasce quindi dall’esigenza di non interrompere un modello che ha iniziato a collegare concretamente competitività industriale e transizione energetica.

Come sintetizzato da Rosatelli, il valore del modello sta nella possibilità di mettere in relazione diretta industria e rinnovabili, con benefici per la competitività e per la sicurezza energetica. La continuità oltre il 2027 appare dunque il passaggio necessario per consolidare questo ponte e fare dell’Energy Release non soltanto una misura di sostegno temporanea, ma uno degli strumenti per accompagnare la trasformazione del sistema energetico e produttivo italiano.