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Digitale e AI, la sfida europea passa da infrastrutture, investimenti e autonomia tecnologica

All’evento LENS del Politecnico di Milano emerge il ritardo europeo su cloud, connettività e intelligenza artificiale: numeri e strategie per colmare il gap globale.

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Nicoletta Buora

Nel pieno di uno scenario geopolitico in trasformazione e con megatrend tecnologici sempre più pervasivi, trasformazione digitale e intelligenza artificiale sono oggi leve decisive per la competitività di Italia ed Europa. È quanto emerso durante LENS, l’evento promosso dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con istituzioni europee, che ha analizzato il presente e il futuro del digitale.

Negli ultimi anni il digitale è passato da strumento operativo a asset strategico. Tuttavia, il controllo delle principali infrastrutture è concentrato in pochi grandi player globali, con implicazioni rilevanti in termini di sovranità tecnologica.

Computing e data center: un mercato concentrato

La capacità computazionale è oggi paragonabile a un’infrastruttura critica come energia e trasporti. In Europa, però, il 53% della potenza dei data center (pari a 7,4 GW) è controllato da soli 10 operatori, di cui 7 statunitensi, su un totale di 182.

In questo contesto l’Italia si sta ritagliando un ruolo crescente: entro il 2028 supererà 1 GW di capacità installata, sostenuta da investimenti potenziali fino a 25 miliardi di euro.

Sul fronte cloud, la dipendenza è ancora più marcata: oltre l’80% del mercato europeo, pari a 112 miliardi di euro, è nelle mani di hyperscaler extra-europei.

Quantum computing: 9 miliardi già investiti

Il computing è anche terreno di innovazione. L’Europa punta sul quantum computing con una strategia dedicata al 2030. Finora sono stati stanziati circa 9 miliardi di euro di fondi pubblici, ma solo il 10% è gestito direttamente a livello comunitario, segnale di una governance ancora frammentata.

Telecomunicazioni e satelliti: il gap con USA e Cina

Nelle telecomunicazioni, l’Europa conta 34 operatori, contro i 3 degli Stati Uniti e i 4 della Cina: una frammentazione che ha ridotto la capacità di investimento e rallentato lo sviluppo del 5G.

Il divario è evidente anche nello spazio. Starlink, il sistema satellitare statunitense, ha superato i 6.000 satelliti in orbita, mentre il progetto europeo Eutelsat OneWeb si ferma a poco più di 600. Per recuperare terreno, l’Unione Europea ha lanciato IRIS², con investimenti complessivi pari a 10,6 miliardi di euro e una costellazione prevista di circa 300 satelliti.

Intelligenza artificiale: 200 miliardi per accelerare

Sul fronte AI, l’Europa mantiene una buona posizione nella ricerca, con il 15% delle pubblicazioni globali contro il 9% degli Stati Uniti. Tuttavia, solo il 3% dei brevetti mondiali è europeo, rispetto al 14% statunitense.

Per colmare il gap, sono partiti programmi come InvestAI, che mobiliterà 200 miliardi di euro, e introdotti quadri normativi avanzati. Resta però il nodo delle competenze: il 76% delle aziende europee segnala difficoltà nel reperire talenti specializzati.

Tuttavia, L’Europa può costruire un vantaggio competitivo puntando su applicazioni verticali dell’AI e su modelli affidabili e regolamentati.