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Ceo italiani tra ottimismo e ritardi nell’adozione dell’IA

I ceo italiani mostrano fiducia nella crescita economica ma restano indietro nell’integrazione dell’intelligenza artificiale. È quanto emerge dalla 29ª Global Ceo Survey di PwC, che evidenzia un mix di entusiasmo per il potenziale tecnologico e difficoltà concrete nell’adozione dell’IA.

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Massimiliano Luce

I ceo italiani si muovono tra ottimismo e ritardi nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Da un lato guardano con fiducia ai prossimi mesi. Dall’altro riconoscono di essere ancora indietro nell’integrare l’IA nelle strategie aziendali. È il quadro che emerge dalla 29ª Global Ceo Survey di PwC.

Secondo l’indagine, il 62% dei manager italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi dodici mesi. Tuttavia il cambiamento tecnologico rappresenta la principale fonte di preoccupazione. Subito dopo arrivano dazi commerciali, rischi informatici, carenza di competenze e inflazione.

Il dato più significativo riguarda la capacità di adattamento delle imprese. Il 53% dei ceo italiani teme che la propria azienda non riesca a trasformarsi abbastanza velocemente per tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. Una percentuale superiore alla media globale, ferma al 42%. Inoltre il 34% esprime dubbi sulla capacità innovativa della propria organizzazione.

Ceo italiani e IA: il divario nell’adozione

Il tema più critico resta l’intelligenza artificiale. In Italia il 68% dei ceo non integra ancora l’IA nella direzione strategica dell’azienda. Il ritardo appare evidente anche in altri ambiti chiave.

Ad esempio il 60% delle imprese dichiara una bassa o nulla implementazione dell’IA nello sviluppo di prodotti, servizi ed esperienze. Inoltre il 54% non utilizza l’intelligenza artificiale per stimolare la domanda. In entrambi i casi le percentuali risultano superiori alla media globale.

Le conseguenze sono evidenti. Circa tre ceo italiani su quattro, pari al 78%, affermano di non aver ancora osservato benefici concreti dell’IA su costi e fatturato. A livello globale, invece, questa quota scende al 56%.

Allo stesso tempo l’innovazione è riconosciuta come un fattore strategico. Il 49% dei ceo italiani la considera infatti un pilastro per la crescita futura. Tuttavia solo il 16% dispone di un centro di innovazione strutturato.

Questo scenario riguarda anche i settori industriali e manifatturieri. Qui l’intelligenza artificiale potrebbe supportare la progettazione di nuovi prodotti, migliorare i processi produttivi e rendere più efficiente la gestione della supply chain. Tuttavia la sua integrazione rimane ancora limitata. Di conseguenza molte imprese non riescono a sfruttare pienamente il potenziale dell’automazione e dei dati.

Le barriere culturali e organizzative

Le difficoltà non sono solo tecnologiche. Spesso sono culturali e organizzative. La principale barriera indicata dai ceo italiani è la mancanza di competenze, citata dal 46% degli intervistati. Subito dopo emerge la difficoltà nel trasferire le conoscenze all’interno dell’organizzazione, indicata dal 37%.

Anche l’incertezza sui ritorni degli investimenti pesa sulle decisioni aziendali. Il 31% dei manager segnala infatti dubbi sulla redditività dei progetti di IA. A questo si aggiungono le preoccupazioni legate alla cybersecurity e la resistenza al cambiamento, entrambe citate dal 27% dei ceo.

Il quadro è reso ancora più complesso dalla scarsa comprensione dell’impatto dell’innovazione digitale. Il 71% dei ceo italiani riconosce infatti di avere una visione incompleta degli effetti che le tecnologie avranno sul settore di appartenenza e sulla forza lavoro. Inoltre il 27% lamenta l’assenza di una cultura aziendale favorevole all’adozione dell’intelligenza artificiale.

Alessandro Caridi, Partner e Digital Innovation Leader PwC Italia

Secondo Alessandro Caridi, Partner e Digital Innovation Leader PwC Italia, il ritardo attuale può però trasformarsi in un’opportunità. «Il gap di adozione dell’IA in Italia rappresenta un’opportunità per ripensare come le aziende costruiscono valore: trasformando il potenziale in risultati misurabili attraverso investimenti in competenze, processi, governance solida e strategie chiare. Le organizzazioni hanno la necessità di accelerare l’adozione dell’IA in maniera responsabile sfruttando gli strumenti già a disposizione per generare valore per il mercato».

La survey parla quindi di “innovazione incompleta”. Le ambizioni sono elevate. Tuttavia i comportamenti organizzativi non sempre supportano una trasformazione rapida. Solo il 25% delle aziende testa velocemente nuove idee con i clienti. Inoltre appena il 21% dichiara un’elevata tolleranza al rischio.

Per questo motivo la collaborazione con partner esterni diventa una leva importante. Il 35% dei ceo italiani la considera infatti uno strumento chiave per accelerare il cambiamento e ridurre il divario nell’adozione dell’intelligenza artificiale.