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Bando Sviluppo Competenze: dal MIMIT arrivano 50 milioni per microimprese e pmi

Il prossimo 21 aprile aprirà lo sportello del nuovo Bando Sviluppo Competenze per richiedere contributi destinati alle spese in formazione specialistica del personale. Con l’acquisto dei servizi, le imprese potranno rafforzare le competenze dei propri dipendenti, favorendo i processi di trasformazione digitale e transizione green.

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Marianna Capasso

Innovazione tecnologica e transizione verde e digitale sono leve strategiche per la competitività delle imprese. Grazie alla prima, è possibile introdurre sul mercato servizi, prodotti e processi, con una maggiore efficienza operativa e un’ottimizzazione delle risorse. Allo stesso tempo, per ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive serve una visione green, che si persegue attraverso la transizione ambientale.

Quella digitale, invece, offre alle imprese elementi abilitanti in grado di facilitare la gestione operativa, con processi aziendali più veloci e nuovi modelli di business. In quest’ottica, ogni azienda dovrebbe essere in grado di cogliere le opportunità offerte dalle tre leve. Ma come? Attraverso la formazione. Perché non è sufficiente avere tecnologie avanzate: è fondamentale possedere le competenze per utilizzarle correttamente.

Per questo motivo, negli anni sono stati istituiti regimi di aiuti destinati alle imprese. In particolare, il Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività (Azione 1.4.1.) finanzia lo sviluppo di “una forza lavoro qualificata che sia in grado di cogliere le opportunità derivanti dalla duplice transizione verde e digitale all’interno delle imprese”. E destina 50 milioni di euro alle spese per lo sviluppo e l’accrescimento delle competenze.

Bando Sviluppo Competenze: i possibili beneficiari

Possono presentare domanda le micro e PMI regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese, così come quelle non residenti nel territorio italiano, ma con personalità giuridica riconosciuta nel proprio Stato. Le richiedenti devono essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali – disponendo di un bilancio approvato e depositato.

Inoltre, non dovranno risultare morose nei confronti della Commissione europea o del MIMIT, per contributi ricevuti in passato. Non sono, poi, mai ammesse le imprese che operano in uno dei settori esclusi dall’art.7 del Regolamento (UE) 2021/1058 – ovvero tabacco, grandi infrastrutture non green, finanza o attività che danneggiano l’ambiente. Porte chiuse a quelle non in regola con la sottoscrizione della polizza catastrofale, oramai obbligatoria.

Tuttavia, il principale e fondamentale requisito per partecipare al bando riguarda l’aspetto geografico. Nel momento in cui si richiede il primo pagamento del contributo, l’impresa dovrà avere almeno una sede secondaria (una filiale o ufficio) in una delle regioni definite dal Decreto come “meno sviluppate”. Ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Pertanto, le domande possono essere presentate anche da aziende di altre regioni, a condizione che abbiano una sede secondaria al Sud.

Le agevolazioni: il contributo per i servizi per sviluppo e consolidamento competenze

Le agevolazioni, sotto forma di contributo, dovranno essere utilizzate per acquistare servizi destinati alle imprese. Finalizzati, però, a sviluppare o consolidare le competenze del personale dipendente, attraverso percorsi di formazione. E, soprattutto, nell’ambito delle tematiche strategiche per la transizione tecnologica, digitale e verde.

La domanda di partecipazione può essere inviata singolarmente o in forma congiunta. Sono infatti ammessi anche i progetti integrati sovraregionali, presentati da un massimo di 10 imprese appartenenti a regioni diverse. A condizione, però, che la collaborazione porti vantaggi concreti alle attività e alla filiera. I servizi dovranno essere realizzati in una o più unità locali delle Regioni de quibus. E il percorso di formazione deve prevedere un costo compreso tra i 10 e i 60mila euro.

Il contributo diretto alla spesa ammonterà al 50% delle spese ammissibili.  Ma, nel caso dei progetti integrati sovraregionali, la percentuale sale al 70% per le micro e piccole imprese, e al 60% per le medie. Si tratta di agevolazioni cumulabili con gli altri aiuti di Stato. Dei 50 milioni messi a disposizione dal Bando, una quota del 40% è destinata alle imprese che operano nella filiera automotive, moda, tessile e arredamento.

Le spese coperte dal Bando Sviluppo Competenze

I servizi dovranno avere come oggetto specifiche tematiche, tra cui le traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente e le tecnologie individuate dal regolamento STEP. Sono diversi gli ambiti di intervento ammessi. Tra i vari, l’Industria intelligente e sostenibile, le tecnologie digitali e i processi di transizione verde e digitale.

Tra le voci di costo coperte dall’agevolazione ci sono le spese per i formatori, i costi direttamente connessi al progetto di formazione (per il personale e per i docenti), come quelli di viaggio, alloggio, materiali e forniture. Rientrano, inoltre, le spese di consulenza e la paga dei dipendenti, per le ore in cui partecipano alla formazione.

La formazione dovrà essere erogata da soggetti qualificati, tra cui società di consulenza o fornitori di servizi formativi – indipendenti, però, rispetto all’impresa beneficiaria e con esperienza (comprovabile). Sarà necessario un contratto tra le parti, e l’avvio entro sei messi dalla concessione dell’agevolazione. Entro un anno dalla medesima data, il servizio dovrà risultare concluso, salvo proroghe ammesse.

Bando Sviluppo Competenze: come presentare la domanda

Inizialmente era stata fissata l’apertura dello sportello per il 12 marzo 2026, con chiusura al successivo 14 maggio. Con Decreto direttoriale del 10 febbraio, il MIMIT ha spostato la decorrenza al 21 aprile 2026, con termine previsto per il 23 giugno 2026.  Le domande potranno essere presentate esclusivamente per via telematica, sul portale di Invitalia, il Soggetto gestore.

La procedura ammessa è valutativa a graduatoria: si parte da una istruttoria iniziale e poi si stila un elenco dei più meritevoli, in base a un punteggio (secondo l’Allegato 1 del DM).

Dunque, non è tanto importante presentare la domanda prima degli altri, quanto piuttosto compilarla meglio. Invitalia, poi, adotterà il provvedimento di concessione e l’impresa dovrà inviare, entro 30 giorni, il calendario delle attività, comunicando l’avvio del percorso di formazione. Per l’erogazione sarà possibile richiedere le risorse in una o due tranche: qualora la documentazione risulti corretta, Invitalia provvederà al pagamento, non oltre 60 giorni dall’istanza.

Per altre informazioni, consultare la pagina della misura e tutte le relative FAQ, sul portale di Invitalia.