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Beni strumentali, preoccupa il mercato interno

Nel secondo trimestre è negativo l'indice ordini di macchine utensili: -23% per gli ordini esteri e -11,5% per quelli interni. Ucimu chiede al Governo di intervenire a sostegno delle imprese del settore

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Virna Bottarelli
Luigi Galdabini, neopresidente Ucimu-Sistemi per produrre, esprime preoccupazione per la riduzione ormai strutturale del mercato domestico delle macchine utensili.
La considerazione è emersa commentando i dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu del secondo trimestre 2012, che evidenziano un indice degli ordini in calo del 20,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

La rilevazione sugli ordini interni segna un calo dell'11,5%, dimostrando la debolezza della domanda domestica e la crisi del mercato nazionale, che ha ridotto drasticamente gli investimenti in tecnologia di produzione.

“Ciò che è più allarmante è l'andamento della domanda interna la cui riduzione è divenuta ormai strutturale. Di contro il calo, pur sensibile, della raccolta ordinativi sul mercato estero è accettabile, considerato che si confronta con l'ottimo risultato messo a segno nel secondo trimestre del 2011”, ha detto Galdabini.

Sul fronte delle previsioni 2012, si stima che a chiusura d'anno l'export registrerà un incremento del 12,3% rispetto al consuntivo 2011 e che la quota di export/produzione sarà pari al 73,3%.

“Considerati i dati sull'export, appare incomprensibile la scelta delle autorità di governo di inserire nel decreto legge di Spending Review la disposizione (art 12. comma 70) che prevede la soppressione del fondo per la realizzazione di azioni a sostegno del made in Italy nel mondo. Le risorse del fondo permettono, infatti, adeguato supporto all'attività di internazionalizzazione delle imprese italiane". La richiesta di Ucimu è di eliminare il provvedimento  e istituire una misura che permetta l'abbattimento dell'Irap sul personale per una quota pari al rapporto export/fatturato dell'impresa, con l'obiettivo di premiare le imprese più virtuose e di stimolare il processo di internazionalizzazione di quelle che ancora sono fortemente orientate a operare sul mercato nazionale.

Sul fronte domestico il timore è che la perdita di competitività diventi un processo irreversibile. Dice Galdabini:
“Considerati la gravità della situazione e il rischio di deindustrializzazione del Paese, che ha smesso di innovare le proprie strutture produttive, occorre che il Governo introduca una misura decisa come la detrazione dal reddito imponibile pari al 50% del valore degli investimenti effettuati in nuovi macchinari. Se questa dovesse essere una misura non sostenibile per la Tesoreria statale, chiediamo almeno l'introduzione del sistema degli ammortamenti liberi per beni strumentali: le imprese utilizzatrici potrebbero così ripartire le quote di ammortamento del bene acquistato in tempi più brevi”.