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SPECIALE ROBOTICA: Una collaborazione (stra)ordinaria

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La Redazione

Universal Robots ha sviluppato robot collaborativi che per funzionalità, aspetto, utilizzo sono dei veri e propri utensili intelligenti. Tecnologie che tutti i giorni possono dare il proprio contributo in (quasi) tutti i processi produttivi e diventare delle “sentinelle” nella fabbrica del futuro. Conosciamoli da vicino.

Universal Robots nasce con un obiettivo: consentire alle persone che lavorano in aziende di qualsiasi dimensione, ovunque nel mondo, di distogliere tempo da operazioni faticose, ripetitive, noiose e a scarso valore aggiunto per dedicarsi alla propria reale natura dove passione, creatività e amore per i propri progetti sono le caratteristiche dominanti.

Queste le “linee guida” del “progetto UR” che, a partire dal 2008, – data di vendita del primo cobot - ha dato vita a macchine che rappresentano la cartina di tornasole con la quale si misura se un robot possa considerarsi collaborativo oppure no.

Perché? Quali sono le peculiarità di questi robot? E’ sufficiente che un robot sia “sicuro” per definirsi anche collaborativo?

La risposta sembra semplice, ma a ben guardare apre a valutazioni su quali siano i parametri di scelta che system integrator ed end user devono applicare per scegliere i componenti di automazione dei propri processi.

Collaborazione a tutto tondo

La risposta di molti, di primo acchito, è sì. Se sono sicuri, se possono operare vicino all’uomo, allora sono robot collaborativi. Davvero?

Se osserviamo bene i processi produttivi, nessun operatore o responsabile produzione potrebbe affermare che un robot ingombrante, che richiede una lunga fase di installazione, la cui programmazione è riservata ai tecnici installatori o ai soli utenti esperti o che ha scarsa o nulla flessibilità operativa sia davvero collaborativo.

Oggi, invece, la prova a cui sono sottoposte le PMI è quella della capacità adattativa, della velocità di risposta e della produttività. Questi sono i 3 fattori che determinano il successo delle imprese e su questi 3 fattori le “tecnologie abilitanti” devono dare risposte e soluzioni, non “ingombranti problemi”.

Se la tecnologia non risponde alle esigenze delle imprese, il “tasso di collaboratività” dei robot (e dell’automazione) diminuisce fino a scomparire.

I cobot Universal Robots, per “caratteristiche native”, si presentano invece come la soluzione ideale per rispondere tanto alle esigenze produttive, quanto a quelle di innovazione ed evoluzione nel modo di produrre e organizzare la fabbrica.

Innanzitutto i robot UR sono tutti di piccola taglia con un peso contenuto. UR3, UR5, UR10 si differenziano, infatti, solo per carico al polso (rispettivamente 3, 5 e 10 Kg) e per sbraccio (rispettivamente 500, 850 e 1.350mm) e condividono un peso ridotto che consente di installarli e, se necessario, spostarli con la massima semplicità.

Spostamenti resi ancor più facili dal fatto che queste macchine sono alimentate a 220V che significa applicare i robot in ambienti non tradizionali come gli uffici o le sale metrologiche, senza alcun problema.

Grazie alla loro leggerezza, inoltre, questi robot non richiedono specifici supporti da fissare a terra né lunghe ore di installazione. Ciascun modello può essere applicato ad un banchetto, o avvitato a semplici supporti in alluminio, attraverso una contro flangia applicata alla base. Queste caratteristiche riducono drasticamente il tempo di commissioning.

Un’immediata entrata sulla scena del processo produttivo, quindi, garantita da due fattori: le 15 funzioni di sicurezza che caratterizzano i robot UR e li rendono perfettamente sicuri – possono operare senza le classiche barriere perimetrali che normalmente si vedono attorno ad un robot – e una programmazione facile ed intuitiva che consente a ciascun operatore, anche a quello meno esperto, di programmare le prime traiettorie del robot.

Tutte queste caratteristiche, condivise equamente dai tre modelli UR3, UR5 e UR10 rappresentano un reale vantaggio anche in termini economici. Basti pensare all’opportunità di avere tutte le potenzialità della robotica tradizionale senza doversi accollare i costi accessori (hardware, barriere, ingombro di layout), senza costi di programmazione elevati, anzi contando su una rapida messa in funzione e su una notevole flessibilità applicativa e operativa. Vantaggi che si ritrovano nel tempo medio di ritorno dell’investimento: 195 giorni, poco più di sei mesi.