Cambiamento climatico, scarsità della risorsa, perdite delle reti, qualità dell’acqua e nuovi contaminanti stanno rendendo sempre più complessa la gestione del servizio idrico. In questo scenario, la digitalizzazione rappresenta non solo un'opportunità di efficientamento, ma uno degli elementi attraverso cui costruire un sistema più resiliente, capace di monitorare le infrastrutture, anticipare le criticità e utilizzare meglio una risorsa sempre più preziosa.
È questo il quadro che emerge dal rapporto “Innovazione e smart water: le nuove frontiere del SII. Tecnologie e investimenti per lo sviluppo del settore”, realizzato da Agici nell’ambito dell’Osservatorio Idrico OSWI e presentato a Milano. Lo studio analizza gli investimenti tecnologici di 102 gestioni, che servono oltre 46 milioni di abitanti, pari al 78% della popolazione italiana.
Digitalizzazione e innovazione: investiti 2,8 miliardi

Il dato centrale della ricerca riguarda gli investimenti: tra il 2018 e il 2029 le 102 gestioni analizzate hanno realizzato o programmato circa 40 miliardi di euro di investimenti complessivi, dei quali 2,8 miliardi destinati specificamente alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica. Di questi, 1,9 miliardi sono stati investiti entro il 2025, mentre oltre 900 milioni sono previsti tra il 2026 e il 2029.
La digitalizzazione rappresenta la componente più consistente, con 2,3 miliardi di euro nel periodo considerato. Il ritmo degli investimenti è inoltre in crescita: dagli 841 milioni del periodo 2018-2023 si passa a circa 1,5 miliardi nel periodo 2024-2029, con un incremento del 76%.
Gli smart meter rimangono la principale voce di spesa, con il 38% degli investimenti digitali previsti tra il 2024 e il 2029, mentre cresce in modo significativo il telecontrollo, che passa dal 19% del periodo 2018-2023 al 34%. Un'evoluzione che evidenzia il passaggio da una gestione prevalentemente reattiva a un controllo sempre più continuo e basato sui dati.
Dalla sensoristica al controllo in tempo reale
La costruzione di una smart water company parte infatti dalla capacità di raccogliere e organizzare informazioni provenienti da reti e impianti. Sensori e dispositivi IoT consentono di acquisire dati sul campo, mentre smart meter, sistemi SCADA e piattaforme di telecontrollo permettono di monitorare e governare gli asset.
A questi strumenti si aggiungono GIS e sistemi di gestione delle informazioni territoriali, che consentono di mettere in relazione dati e infrastrutture, e tecnologie più avanzate come intelligenza artificiale, machine learning e digital twin, destinate a trasformare i dati raccolti in modelli previsionali e strumenti di supporto alle decisioni.
Il rapporto evidenzia proprio questa progressione: le tecnologie più mature, come sensoristica, IoT, smart metering e SCADA, costituiscono la base della trasformazione digitale; AI, digital twin e GIS avanzati rappresentano invece tecnologie ad alto potenziale, la cui efficacia dipende dalla disponibilità di dati affidabili, competenze e sistemi interoperabili.
Anche lo stato delle infrastrutture mostra un'evoluzione significativa. Oltre il 79% delle reti di acquedotto e quasi l'83% delle reti fognarie risultano georeferenziate, mentre la quota di rete distrettualizzata e telecontrollata è passata dal 22% del 2016 al 39% del 2024.
La vera trasformazione consiste nell'integrazione dei singoli dispositivi all'interno di un'architettura digitale capace di mettere in comunicazione sensori, sistemi di supervisione, piattaforme dati e strumenti analitici. È questa integrazione che permette, per esempio, di individuare anomalie, programmare la manutenzione in anticipo, ottimizzare i consumi energetici e intervenire sulle perdite.
Non solo digitale: l'innovazione entra nei processi
La trasformazione della smart water non riguarda però soltanto dati e automazione. Accanto alle tecnologie digitali si sviluppa una seconda famiglia di soluzioni che interviene direttamente sui processi fisici e chimici del ciclo idrico.
Nel periodo 2018-2029 gli investimenti in queste tecnologie superano i 400 milioni di euro. Tra il 2024 e il 2029 il recupero energetico arriva a rappresentare il 69% degli investimenti in innovazione analizzati, mentre il riutilizzo delle acque cresce dal 12% al 17%. Tra le soluzioni considerate rientrano membrane avanzate, dissalazione, sistemi per il riuso delle acque, tecnologie per il trattamento dei contaminanti emergenti e Nature-based Solutions.
Digitale e innovazione di processo non sono dunque percorsi alternativi. La prima fornisce l'ossatura informativa e decisionale, la seconda agisce direttamente sugli impianti e sui processi. La direzione indicata dallo studio è quella di una loro integrazione, insieme a infrastrutture fisiche e competenze organizzative.
Cybersecurity, parte integrante dello smart water
L'aumento della connettività porta con sé anche una nuova esigenza: proteggere reti, impianti e sistemi di controllo. La cybersecurity diventa quindi una componente strutturale della digitalizzazione del servizio idrico.
Il rapporto richiama in questo senso anche la direttiva europea NIS2 e sottolinea la necessità di non limitare la sicurezza all'adozione di singole tecnologie, ma di sviluppare governance, competenze e capacità di prevenzione, risposta e ripristino.
Nel 2025 sono stati registrati in Italia 62 eventi cyber riferiti alla fornitura di acqua potabile, 28 dei quali riconducibili ad attacchi DDoS. Questi ultimi colpiscono prevalentemente siti, portali e servizi digitali e non implicano necessariamente la compromissione dei sistemi operativi o l'interruzione dell'erogazione, ma evidenziano quanto la sicurezza debba procedere di pari passo con la connettività.
La sfida dopo il PNRR

Il tema ora è mantenere questa accelerazione. Il PNRR ha contribuito a sostenere la transizione digitale del settore, ma con la conclusione dei finanziamenti straordinari diventa necessario costruire una capacità strutturale di programmazione e finanziamento degli investimenti.
Come sottolinea Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI, il passaggio decisivo è portare le tecnologie «a scala e integrarle stabilmente nella gestione del servizio idrico». La prospettiva dello smart water passa quindi da una semplice digitalizzazione degli asset a una gestione sempre più predittiva, integrata e data driven.

