Il mercato italiano dell'energia pulita procede a due velocità, entrambe moderate. Da un lato ci sono le fonti rinnovabili, che nel secondo trimestre 2026 tornano a crescere (+14% su base tendenziale) dopo sei mesi di contrazione, ma restano sostanzialmente ferme se si guarda all'intero anno (+1%).
Dall'altro gli accumuli elettrici, che dovrebbero sostenere proprio questa crescita e che invece segnano il rallentamento più marcato degli ultimi anni. Si registra un -58% di capacità installata negli ultimi dodici mesi e -82% nel solo secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025.
I due fenomeni, fotografati dagli Osservatori di ANIE Rinnovabili, raccontano la stessa difficoltà da due angolazioni diverse: senza un'accelerazione su entrambi i fronti, il sistema rischia di produrre energia rinnovabile che non riesce a valorizzare pienamente.
Rinnovabili: il "tesoretto" che si sta esaurendo
Nel primo semestre 2026 sono stati connessi alla rete 83.791 nuovi impianti rinnovabili, per una potenza complessiva di 2.918 MW. A questi si aggiungono circa 550 MW da interventi di repowering. Il fotovoltaico resta il traino principale, con il 90% della nuova potenza installata (83.732 impianti per 2.610,9 MW), mentre eolico e idroelettrico continuano a flettere e le bioenergie crescono su volumi ancora contenuti.
A rendere il quadro più delicato è la lettura in prospettiva. Alla fine del 2025 l'Italia disponeva di un margine di circa 1,6 GW rispetto alla traiettoria del burden sharing, accumulato grazie alle installazioni 2021-2025. Sommato all'incremento del primo semestre 2026 (circa 3,4 GW), il progresso complessivo sale a circa 5 GW, a fronte di un target annuale di 8,3 GW. Per centrarlo serviranno altri 3,3 GW nella seconda metà dell'anno.
Obiettivi sempre più sfidanti per il 2030
L'obiettivo 2026 resta quindi raggiungibile, ma solo utilizzando per intero il vantaggio accumulato negli anni precedenti. Un problema che si sposta più che risolversi, perché la traiettoria del burden sharing prevede target progressivamente più sfidanti: 10 GW nel 2027, 11 GW nel 2028, 13 GW nel 2029, 15 GW nel 2030. Senza un cambio di ritmo nelle installazioni, l'Italia rischia di arrivare a quegli anni senza più alcun margine di sicurezza.
«Gli ultimi due anni hanno rappresentato una fase particolarmente complessa per il settore delle rinnovabili», ha dichiarato Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili. Cristini ha sottolineato come cambiamenti normativi e regolatori abbiano aumentato l'incertezza e frenato il potenziale di una filiera strategica per competitività e sicurezza energetica del Paese. Hanno fatto perdere terreno all'Italia rispetto ai principali Paesi europei a vocazione manifatturiera.
Cristini ha chiesto a Ministeri, Regioni e Comuni di superare il nodo degli iter autorizzativi e alla Presidenza del Consiglio di sbloccare le valutazioni di impatto ambientale relative a 13 GW attualmente in attesa di parere, oltre a un quadro normativo stabile per il prossimo quadriennio.
Il monitoraggio ANIE segnala oggi circa 86 GW di potenza rinnovabile installata (bioenergie 11%, eolico 19%, geotermoelettrico 4%, idroelettrico 27%, solare 39%).
Per raggiungere il target 2030 di 131 GW serviranno circa 44 GW in poco più di quattro anni. Un obiettivo reso ancora più impegnativo dai tempi autorizzativi, dalla riforma in corso sul meccanismo di assegnazione della capacità di connessione e dal percorso di definizione delle aree idonee, non ancora concluso a cinque anni dall'avvio.
Una frenata più marcata per i sistemi di accumulo
Se le rinnovabili rallentano, i sistemi di accumulo, decisivi per integrarle, evitare sprechi di energia e garantire flessibilità alla rete, frenano ancora di più.
Secondo l'Osservatorio Sistemi di Accumulo di ANIE Rinnovabili, elaborato sui dati del Sistema GAUDÌ di Terna, negli ultimi dodici mesi l'installato ha registrato un calo del 58% in capacità (GWh) e del 42% in potenza (GW).
Nel secondo trimestre 2026 la contrazione si è ulteriormente accentuata: -82% in capacità e -68% in potenza rispetto allo stesso periodo del 2025, con tutte le regioni italiane in territorio negativo nel confronto semestrale.
A pesare di più è il segmento residenziale, per anni principale motore del mercato. Siamo all'undicesimo trimestre consecutivo di calo tendenziale, con una contrazione del 36% nel solo secondo trimestre 2026. Il parco nazionale continua comunque a crescere in valore assoluto. Al 30 giugno 2026 l'Italia conta circa 19 GWh di capacità di accumulo e 8 GW di potenza (941.911 sistemi installati), di cui quasi la metà nel segmento residenziale. Le batterie agli ioni di litio restano la tecnologia predominante, con quote superiori al 96% su tutti gli indicatori.
Sistemi di accumulo ancora lontani dagli obiettivi PNIEC
Il ritmo attuale resta però lontano dagli obiettivi del PNIEC. Il confronto con lo scenario Policy del Documento di Descrizione degli Scenari 2024 di Terna e Snam evidenzia un gap di circa 2 GWh per gli accumuli distribuiti e 50 GWh per quelli centralizzati. Su questo fronte è attesa la prima asta MACSE, che ha già assegnato circa 10 GWh di nuova capacità da realizzare entro il 2027, a cui ARERA ha aggiunto nuove procedure competitive tra MACSE e Capacity Market per ulteriori 16 GWh entro il 2029 (prossima asta MACSE fissata al 24 novembre 2026). Anche ipotizzando il pieno raggiungimento di questi volumi, resterebbero comunque circa 24 GWh da realizzare entro il 2030.
«Il rallentamento del mercato e il crescente divario rispetto ai target nazionali confermano che gli accumuli rappresentano oggi uno dei nodi centrali della transizione energetica», ha dichiarato Raffaello Teani, Presidente del Gruppo Sistemi di Accumulo di Federazione ANIE.
Teani ha ricordato che nel 2025, secondo i dati ARERA, è stato necessario limitare circa 0,8 TWh di generazione rinnovabile, energia prodotta a costi competitivi che, se valorizzata attraverso l'accumulo, avrebbe potuto contribuire a contenere i prezzi dell'energia. Teani ha auspicato, per la seconda asta MACSE, l'introduzione di limiti ai volumi aggiudicabili a un singolo operatore e alla dimensione degli impianti, oltre a un potenziamento della detrazione fiscale sul residenziale.
Rinnovabili e accumulo: un nodo comune da sciogliere
Dai dati dei due osservatori, emerge che la transizione energetica italiana non si gioca solo sul ritmo delle nuove installazioni rinnovabili, ma sulla capacità del sistema di assorbirle e valorizzarle attraverso gli accumuli.
Iter autorizzativi più snelli, un quadro normativo stabile e strumenti di incentivazione confermati nel tempo sono, secondo ANIE, le condizioni necessarie perché entrambi i comparti possano accelerare in vista degli obiettivi 2030.

