Ricerca e sviluppo sono un prezioso boost per la creazione di nuove catene del valore. E generano prodotti e servizi innovativi. È oramai un concetto consolidato. Come è chiaro a tutti che senza risorse economiche il processo rallenta. È per questo che serve l’intervento istituzionale, che arriva da una vecchia conoscenza del 2023, nella sua nuova edizione 2026. A fine giugno 2026 eravamo rimasti alla registrazione, presso la Corte dei conti del Decreto MIMIT 19 maggio 2026.
Al Bando Scoperta imprenditoriale II, dedicato ai progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ha fatto seguito il Direttoriale del 6 agosto 2026, che ha stabilito termini e le modalità per la presentazione delle domande.
Dal prossimo 24 settembre 2026 sarà possibile precompilare le domande, attraverso la piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile. Lo sportello per la presentazione effettiva sarà invece attivo dalle ore 10.00 del 7 ottobre 2026.
Scoperta imprenditoriale per prodotti, processi e servizi
Trasformare la conoscenza in applicazioni industriali è una delle principali leve strategiche per la crescita delle imprese. Ne rafforza il potenziale e la capacità di operare sui mercati internazionali, con una maggiore competitività diffusa. Servono però risorse, anche importanti, per offrire una sempre più attenta capacità di sviluppare nuove tecnologie, prodotti e processi.
Se gli investimenti in ricerca e sviluppo risultano i driver per il successo, a monte ci sono le capacità finanziarie dei protagonisti dell’innovazione. Per questo, il Fondo per la crescita sostenibile mette a disposizione oltre 500 milioni di euro promuovendo progetti di ricerca e sviluppo.
Le risorse finanzieranno progetti afferenti alle grandi aree tecnologiche individuate come prioritarie per lo sviluppo industriale. I cosiddetti ambiti considerati strategici. Industria intelligente e sostenibile, digitale, mobilità.
Non parliamo, quindi di programmi finalizzati ad ottimizzare i processi esistenti, ma di vera e propria evoluzione tecnologica. Ovvero interventi in grado di inserirsi in una traiettoria tecnologica riconosciuta come strategica. Apportando qualcosa di “nuovo” e innovativo ai prodotti (il venduto dall’impresa), ai processi (il modus operandi dell’impresa) o ai servizi (le sue attività).
L’utilizzo delle KETs nel Bando Scoperta imprenditoriale
Il Bando si inserisce all’interno della Strategia Nazionale di specializzazione. nata su impulso della Commissione europea nell’ambito della programmazione dei Fondi strutturali. Ogni Stato ha presentato, a Bruxelles, una propria strategia per poter utilizzare le risorse UE, con destinazione ricerca, innovazione e competitività. L’Italia, in questo contesto, ha individuato le proprie aree tecnologiche e produttive prioritarie, rafforzando il collegamento tra sistema della ricerca e mondo produttivo.
In questo scenario si inseriscono le KETs, le Key Enabling Technologies – tra cui i sistemi avanzati di produzione (Advanced Manufacturing Technologies) per automazione, robotica e fabbriche intelligenti. Una delle condizioni imprescindibili per ricevere l’agevolazione è il loro utilizzo. Le risorse, infatti, saranno destinate alle proposte orientate verso tecnologie e industrie emergenti. Per favorire una crescita più sostenibile e competitiva, rilanciando produttività, occupazione e innovazione.
Scoperta imprenditoriale, i destinatari del Bando
Imprese e soggetti della ricerca, impegnati nella realizzazione di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, sono tra i destinatari del Bando Scoperta imprenditoriale 2026. A condizione che favoriscano le collaborazioni e il trasferimento tecnologico.
I progetti, però, dovranno essere realizzati nell’ambito di una o più unità locali ubicate nelle regioni meno sviluppate. Quindi Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Il bando non parla di sede legale, ma di unità locale. In maniera indiretta, quindi, è aperto anche ad imprese non meridionali.
È ammesso il coinvolgimento di più partner, con la creazione di ecosistemi in grado di investire. Imprese, centri tecnologici e mondo della ricerca, assieme, per trasformare le attività scientifiche in applicazioni industriali concrete.
I partecipanti possono essere fino a tre, uniti in un progetto congiunto, con la presenza di almeno una pmi. Viene richiesto un contratto di rete, un consorzio o un accordo di partenariato, con la definizione specifica di attività, spese, responsabilità e modalità di gestione dei risultati della ricerca. E ogni componente dovrà sostenere almeno il 10% dei costi ammissibili.
Se si partecipa singolarmente, bisognerà prevedere comunque il coinvolgimento di soggetti indipendenti extra societari, attraverso attività di ricerca contrattuale, consulenza o servizi specialistici. Appaltando, all’esterno, almeno il 10% dei costi complessivi del progetto.
Tra gli altri requisiti c’è la regolare costituzione dell’impresa, la contabilità ordinaria, almeno due bilanci approvati e un’adeguata capacità di rimborso del finanziamento. Sono escluse, infatti, le imprese in difficoltà finanziaria, non in regola con gli obblighi contributivi o interessate da cause ostative antimafia.
Risorse e agevolazioni del Bando Scoperta imprenditoriale
Le risorse ammontano a 505,8 milioni di euro. Il 60% è destinato a pmi e reti – di cui un quarto a micro e piccole imprese, per favorire la loro partecipazione ai percorsi di ricerca e sviluppo. Del totale, 279,7 milioni verranno concessi sotto forma di finanziamenti agevolati, a valere sul Fondo per la crescita sostenibile.
Il tasso è un quinto di quello “normale”, con copertura del 40% (massimo) dei costi ammissibili, e una durata compresa tra 1 e 8 anni (più l’eventuale periodo di preammortamento). I restanti 225,8 milioni saranno assegnati sotto forma di contributi a fondo perduto, in percentuale variabile a seconda delle dimensioni aziendali (40, 35 e 30, per piccole, medie e grandi).
Le spese dovranno essere comprese tra 1 e 5 milioni di euro, con un valore del progetto non superiore al 60% della media del fatturato registrato negli ultimi due esercizi. Il programma dovrà durare tra i 18 e i 36 mesi, con una proroga massima di 180 giorni, adeguatamente motivata. L’avvio delle attività non può precedere la presentazione della domanda. E mai superare i tre mesi dalla concessione dell’agevolazione. È necessario il rispetto del principio DNSH.
Come presentare la domanda?
Il Decreto Direttoriale del 6 agosto 2026 indica tutti i dettagli per partecipare al bando. Dal 24 settembre 2026 sarà possibile precompilare le domande, utilizzando la piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile.
Lo sportello per l’invio dell’istanza aprirà, però, alle ore 10.00 del 7 ottobre 2026. Il Soggetto gestore, guidato da Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale, curerà l’istruttoria delle domande, l’erogazione delle agevolazioni e il monitoraggio dei progetti.
La procedura è valutativa con graduatoria. Non è quindi importante presentare per primi la domanda: la velocità non è un vantaggio. Piuttosto bisognerà puntare su un progetto valido e competitivo. Una apposita commissione stilerà un ordine delle migliori proposte, con l’attribuzione di punteggi secondo i criteri riportati dall’articolo 4 del Decreto Direttoriale.

