Durante il Consiglio dei Ministri n. 177, del 10 giugno 2026, il Governo ha approvato in esame preliminare due schemi di Decreto legislativo attuativi. Per rendere operativo in Italia l’AI Act e, più in generale, la Legge italiana sull’Intelligenza Artificiale (la Legge 132/2025).
In vigore dal 10 ottobre 2025, la Legge disciplina lo sviluppo, l’adozione e la governance dei sistemi AI, nel rispetto della Costituzione e dei diritti fondamentali, allineandosi al diktat europeo. Ma, da sola, non basta.
Si affianca all’AI Act, fungendo da cornice normativa complementare. Ma ha bisogno dei decreti attuativi per tradurre i principi in regole operative. Per questo motivo è in atto il percorso legislativo che porterà all’adozione dei provvedimenti. Da Montecitorio si passa alle Commissioni parlamentari, alla Conferenza delle Regioni e alle Authority competenti. Manca quindi poco: con l’approvazione definitiva dei Decreti, sarà operativo il nuovo assetto italiano dell’AI.
L’AI e l’impostazione antropocentrica dei decreti attuativi
“La tecnica non può diventare misura dell’umano, né sostituirsi alla coscienza, alla responsabilità e al discernimento dell’uomo”. Con queste parole il Governo introduce i due Decreti. Sottolineando il ruolo delle norme: una cornice di garanzie per far sì che l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. E fa anche di più.
Menziona, nel suo comunicato stampa anche l’enciclica papale Magnifica Humanitas di cui l’AI è tema centrale. Con il suo impatto sull’essere umano, sulla società e sulla dignità della persona. In questa impostazione antropocentrica, similmente alla Legge 132, l’intelligenza artificiale appare come una risorsa, a condizione che sia governata da una visione etica e umanistica – in grado di coniugare innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.
Pur puntando, entrambi, a tenere insieme crescita e garanzie, i due recenti atti del Governo affrontano aree distinte dell’attuazione legislativa. Il primo Decreto organizza il sistema di governance. L’altro regola alcuni dei principali ambiti di utilizzo dell’IA.
Entrambi non vanno in contrasto con il Regolamento europeo, ma lo completano. Disciplinando gli aspetti che spettano allo Stato, secondo il diritto dell’UE: l’individuazione delle Autorità di vigilanza e l’organizzazione dei controlli. Ma anche le procedure amministrative e il coordinamento con il diritto nazionale. Arrivando, poi, agli aspetti dell’uso dell’AI nei processi decisionali e organizzativi di enti pubblici e aziende.
Il Decreto attuativo sull’utilizzo dell’AI
Il primo Decreto dà attuazione alla parte della Legge 132 relativa alle competenze, alla formazione e alla governance nazionale dell’AI. Completa, infatti, il quadro normativo indicando come costruire le expertise. E come definire le regole per un corretto assetto regolatorio della nuova tecnologia nei settori più sensibili – dalla PA alla giustizia, fino alla sanità.
Si articolo in quattro macroaree, partendo dalla formazione, con l’alfabetizzazione dell’AI, che dovrà entrare a far parte dei programmi scolastici. Perché servono cittadini che siano utilizzatori ma anche conoscitori competenti della materia, per un uso responsabile della tecnologia. L’AI diventa quindi una competenza trasversale, per tutte le professioni (giuristi, manager, economisti).
Anche nella PA è necessario l’utilizzo dell’intelligenza artificiale: bisogna quindi prevedere la formazione per tutti i dipendenti, a tutti i livelli. Anche se, poi, la tecnologia non potrà mai sostituire la decisione umana. Lo stesso vale per il comparto della sanità o per le libere professioni: l’utilizzo dell’algoritmo non trasferisce la responsabilità alla macchina. Così come quando si parla di tutela dei lavoratori o di giustizia, ancor più.
La Governance nella Legge italiana sull’Intelligenza Artificiale
Il primo Decreto poi entra nel vivo stabilendo il sistema delle Autorità. E chiarendo il ruolo dei due principali soggetti. Ovvero l’AgID, Agenzia per l’Italia Digitale, Autorità di notifica. E l’ACN, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale – quale autorità di vigilanza del mercato e punto di contatto con l’UE. Sono inoltre coinvolti anche Banca d’Italia, CONSOB, IVASS per la parte relativa a finanza e assicurazioni. E il Garante della Privacy, per la protezione di dati e settori sensibili. La normativa prevede altresì strumenti di cooperazione informativa e operativa tra le Autorità.
Il quadro sanzionatorio
Non mancano i riferimenti agli aspetti sanzionatori, con un quadro che sarà però graduato e proporzionato – con un chiaro collegamento a quanto stabilito dall’AI Act. Le sanzioni non saranno applicate in modo automatico e identico per tutti.
Il Regolamento UE dà, infatti, la possibilità agli Stati Membri di stabilire un margine di intervento. Pertanto, le sanzioni andranno commisurate alla gravità della violazione – tenendo conto del tipo di evento, del rischio, del soggetto e della sua responsabilità nella value chain.
AI, sicurezza e responsabilità: il secondo Decreto attuativo
Il secondo atto governativo definisce i limiti dell’utilizzo degli algoritmi nei settori più sensibili, partendo da un assunto. L’AI può rafforzare prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi, ma solo entro un perimetro rigoroso. Con un uso mirato e proporzionato, e una serie di divieti. Sono infatti stabiliti i limiti e le garanzie per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei settori più delicati, tra cui sicurezza pubblica e attività di polizia. E sono individuate le responsabilità per eventuali danni causati dalla tecnologia.
Sono tre i temi affrontati nell’atto. Per le forze dell’ordine è possibile ricorrere all’AI, ma solo qualora non diventi uno strumento di controllo generalizzato della popolazione. Nessuna sorveglianza biometrica di massa, ma uno meccanismo ad hoc per casi specifici e controllati – dove la decisione finale spetterà sempre all’essere umano. E allora: sì a una “AI investigativa”, a condizione che non si trasformi in un sistema di controllo permanente dei cittadini.
Il secondo Decreto, poi, si focalizza sul danno e su un uso scorretto della tecnologia. Viene quindi rafforzata la tutela della parte lesa. Con una serie di diritti aggiuntivi – dall’accesso alla documentazione tecnica del sistema AI all’azione diretta verso l’assicurazione. Non senza polemiche viene poi introdotta la responsabilità penale per chi mette in pericolo la sicurezza, attraverso un uso scorretto dell’intelligenza artificiale.
