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Robotica e Additive Manufacturing, la combo che ridefinisce i modelli produttivi nel manifatturiero

Nel passaggio dalla produzione centralizzata a quella distribuita si misura l'impatto più rilevante del binomio robotica/Large-Format Additive Manufacturing per l'industria manifatturiera. Tra i vantaggi attesi, riduzione del lavoro manuale, maggiore ripetibilità e precisione dei processi, possibilità di produzione on-demand su scala globale, minori tempi di consegna e utilizzo più efficiente dei materiali.

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Valeria Villani

La pressione sui produttori per ridurre i tempi di consegna, limitare gli sprechi di materiale e avvicinare la produzione ai mercati di riferimento è sempre più forte. In questo scenario, la stampa 3D automatizzata di grande formato si sta affermando come una delle tecnologie chiave per costruire modelli produttivi più flessibili, efficienti e resilienti.

Cos'è il Large-Format Additive Manufacturing

Il Large-Format Additive Manufacturing (LFAM) è la versione "su scala industriale" della manifattura additiva: permette di realizzare componenti complessi e di grandi dimensioni direttamente da modelli digitali, senza i vincoli dimensionali tipici della stampa 3D tradizionale. La tecnologia sta già trasformando la produzione di stampi e attrezzature e, in diversi casi, consente di eliminare del tutto la fase di stampaggio, producendo direttamente il componente finale.

Le applicazioni spaziano dalla cantieristica navale ai modelli di produzione distribuita basati su microfactory. Ed è proprio qui che il LFAM mostra il suo potenziale più dirompente: non si limita a cambiare come si produce, ma ridefinisce dove la produzione avviene, aprendo la strada a filiere manifatturiere più distribuite, flessibili e reattive alle esigenze del mercato.

Il ruolo della robotica nel Large-Format Additive Manufacturing: dalla stampa alla finitura

Se il LFAM rappresenta il processo, la robotica ne è l'infrastruttura abilitante. La stampa di grande formato richiede infatti movimenti multiasse precisi, ripetibilità nel lungo periodo e la capacità di gestire geometrie complesse, caratteristiche che i sistemi robotici industriali, soprattutto quelli ad alta capacità di carico, sono in grado di garantire molto meglio dei tradizionali sistemi a portale.

Un esempio in questa direzione è la piattaforma Flexbot di CEAD, un sistema di produzione modulare costruito attorno ai robot ad alta capacità di carico di Comau, che integra in un'unica cella automatizzata stampa di grande formato e fresatura.

Un robot multiasse offre un raggio d'azione più ampio e una cinematica capace di seguire superfici curve e non planari, dove i sistemi cartesiani tradizionali troverebbero un limite strutturale.

La stessa piattaforma robotica può inoltre eseguire operazioni di finitura sottrattiva senza dover spostare il pezzo, dando vita a un ciclo produttivo chiuso in cui processi additivi e sottrattivi convivono nella stessa cella.

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Credits: CEAD Alyssa-van-Heys

A completare il quadro è l'integrazione tra controllo CNC e robotica. Nel caso di Flexbot, ad esempio, la tecnologia Siemens Sinumerik Run MyRobot/Direct Control consente di pilotare il robot Comau direttamente tramite CNC al posto della programmazione robotica tradizionale, uno standard più familiare agli operatori di fabbrica e più semplice da inserire nei sistemi produttivi già esistenti, con benefici diretti su precisione delle traiettorie e stabilità del processo.

Le sfide tecniche di una stampa "fuori scala"

Stampare componenti di grandi dimensioni con materiali termoplastici composti non è solo una questione di misure elevate. Le sfide tecniche principali riguardano il mantenimento di un flusso costante di materiale per periodi prolungati, la gestione termica necessaria per garantire una corretta adesione tra gli strati, e la stabilità strutturale del pezzo, che diventa più critica all'aumentare delle dimensioni.

Per questo, le architetture più avanzate sincronizzano in tempo reale il movimento del robot con i parametri di estrusione, assicurando una deposizione uniforme del materiale entro tolleranze rigorose, un requisito imprescindibile sia per le piccole serie sia per i cicli produttivi di lunga durata.

Un esempio applicativo: dalla cantieristica navale alle microfactory

Un esempio concreto di queste potenzialità arriva dal settore navale, dove il sistema Faber Navalis di CEAD, equipaggiato con un robot Comau, viene già impiegato per realizzare strutture a grandezza reale: uno scafo monoblocco di 12 metri, stampato strato dopo strato in circa otto giorni, con una riduzione significativa di manodopera e scarti di materiale rispetto ai metodi di costruzione navale tradizionali.

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Sistema Faber Navalis (credits: CEAD)

Lo stesso approccio tecnologico trova applicazione anche su scala più piccola, all'interno di microfactory compatte e automatizzate, pensate per produrre on-demand vicino al punto di utilizzo. Un esempio è quello di Haddy, a St. Petersburg, in Florida, dove sono già operativi otto sistemi Flexbot. Questi sistemi modulari permettono di replicare capacità produttive avanzate in diverse parti del mondo, condividendo semplicemente i file digitali di progettazione tra siti produttivi differenti: lo stesso componente può così essere realizzato esattamente quando e dove serve, mantenendo standard di qualità uniformi.

Le opportunità del binomio robotica-LFAM per il manifatturiero

È in questo passaggio, dalla produzione centralizzata a quella distribuita, che si misura l'impatto più rilevante del binomio robotica-LFAM per l'industria manifatturiera. I vantaggi attesi sono molteplici: riduzione del lavoro manuale, maggiore ripetibilità e precisione dei processi, possibilità di produzione on-demand su scala globale, minori tempi di consegna e un utilizzo più efficiente dei materiali.

Le microfactory, in particolare, permettono di decentralizzare la produzione senza sacrificare qualità e uniformità, offrendo una risposta concreta alle fragilità delle supply chain globali emerse negli ultimi anni. In questo senso, il LFAM non è solo un'evoluzione tecnologica della stampa 3D, ma un possibile cambio di paradigma nel modo in cui le aziende manifatturiere progettano, distribuiscono e localizzano la propria capacità produttiva, con margini di libertà progettuale finora difficili da ottenere con i processi produttivi convenzionali.