Il modello di data center 5.0 sta trasformando il ruolo delle infrastrutture digitali. I data center non sono più semplici ambienti dedicati ai carichi IT. Al contrario, stanno diventando sistemi intelligenti, dinamici e integrati con automazione, analytics e gestione energetica.
Secondo Dominique Scheider, Regional Director Strategic Accounts Emea di Rockwell Automation, il mercato italiano sta vivendo una forte accelerazione. A trainare la crescita sono cloud, intelligenza artificiale e richiesta di servizi digitali a bassa latenza. Tuttavia, il settore resta eterogeneo. Accanto a infrastrutture avanzate convivono ancora approcci frammentati ad automazione e building management.
Per Scheider, il passaggio al paradigma 5.0 non riguarda tanto le singole tecnologie quanto la loro integrazione. «Il divario non riguarda tanto le singole tecnologie, quanto l’integrazione a livello di sistema», osserva. Il vero salto consiste infatti nella convergenza tra alimentazione elettrica, raffreddamento, cybersecurity, automazione e analytics lungo tutto il ciclo di vita dell’infrastruttura.
Data center 5.0: integrazione e automazione al centro

Secondo Rockwell Automation, il data center 5.0 rappresenta un’evoluzione architetturale. L’obiettivo è trasformare infrastrutture statiche in sistemi cyber-fisici capaci di adattarsi dinamicamente ai carichi operativi.
In questo modello, automazione e analytics non servono soltanto a monitorare le facility. Vengono invece utilizzati per orchestrare alimentazione, raffreddamento e asset operativi in tempo reale, supportando decisioni predittive e simulazioni avanzate.
La trasformazione richiede piattaforme aperte e interoperabili, capaci di integrare dati IT e OT. I benefici riguardano soprattutto i settori ad alta complessità operativa, come manifatturiero, logistica, automotive e infrastrutture critiche. Tuttavia, anche le pmi possono accedere a livelli elevati di resilienza e continuità operativa grazie a cloud e colocation.
AI, digital twin e sostenibilità
L’intelligenza artificiale è uno dei principali driver di trasformazione. Da una parte aumenta la domanda di capacità computazionale. Dall’altra modifica i requisiti infrastrutturali dei data center, spingendo verso maggiori densità di potenza e sistemi di raffreddamento più evoluti.
«I data center non si limitano più a ospitare l’AI: stanno diventando parte integrante di un sistema intelligente più ampio», spiega Scheider. In questo scenario, prestazioni, efficienza energetica e resilienza vengono continuamente ottimizzate attraverso approcci data-driven.
Un ruolo centrale sarà svolto anche da digital twin e virtual commissioning. Secondo Rockwell Automation, queste tecnologie verranno utilizzate non solo in fase progettuale, ma anche come strumenti operativi permanenti per simulare modifiche, validare aggiornamenti e ridurre rischi.
Nel breve periodo, conclude Scheider, l’innovazione sarà soprattutto architetturale. L’obiettivo sarà creare data center più rapidi da implementare, più semplici da scalare e più sostenibili. In questo contesto, automazione, dati e analytics costituiranno una piattaforma integrata capace di governare l’intera infrastruttura digitale.
