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Competenze e formazione per la transizione digitale: i nuovi bandi da Nord a Sud

Transizione verde e digitale al centro dei due bandi che finanziano la formazione dei dipendenti, attraverso un contributo che copre le spese e accresce le competenze e la competitività delle imprese. Il primo bando in Lombardia accoglie domande fino a esaurimento della dotazione finanziaria, il secondo al Sud sarà aperto dal 21 aprile al 23 giugno.

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Marianna Capasso

Sono le imprese il motore della transizione digitale nell'industria, cardine su cui si poggia oggi la competitività del sistema economico. Tuttavia, per far fronte ai nuovi processi produttivi e organizzativi servono le giuste competenze. E se è vero che le imprese trainano l’innovazione, è anche vero che senza personale adeguatamente formato non si va da nessuna parte.

La formazione, però, ha un costo (diretto e indiretto). Non solo in termini di spese vive, ma anche di ore retribuite “senza produttività”. D’altra parte, allinearsi alle regole del mercato non è più un’opzione, ma una necessità. La soluzione? Il giusto supporto pubblico. Che trasforma l’obbligo in opportunità. Non solo per gli investimenti in macchinari e attrezzature, ma anche per quelli in capitale umano.

Da Nord a Sud, l’intervento statale si materializza attraverso nuovi e vecchi incentivi, destinati alle imprese. In questo modo, i dipendenti potranno seguire un percorso formativo, pagato con risorse nazionali. Analizziamo allora due bandi, di recente e prossima apertura. Per poter beneficiare dei recenti interessanti strumenti agevolativi.

Transizione digitale e sostenibilità: la Linea competenze in Lombardia

Partiamo da Nord e, precisamente, dalla Lombardia. Dall’8 gennaio 2026 è possibile presentare domanda di voucher formativo aziendale sulla linea competenze per la transizione industriale e la sostenibilità delle imprese lombarde. Le risorse ammontano a 1 milione di euro e andranno utilizzate per accrescere le competenze nel miglioramento dei processi industriali e nell’uso responsabile delle risorse.

Possono farne richiesta micro e PMI attive, regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle Imprese, con sede operativa nella regione. Ma sono accettate anche le domande di lavoratori autonomi e liberi professionisti, titolari di partita IVA. L’ammontare del voucher non potrà superare i 4mila euro. Ma ogni impresa potrà avere a disposizione un importo massimo di 12mila euro, spendibili su base annua.

La formazione sarà erogata (anche a distanza) da enti accreditati e riconosciuti dalla Regione Lombardia – la cui lista è presente nel Catalogo regionale. Con le risorse saranno pagati i percorsi formativi di cui beneficeranno:

  • i lavoratori dipendenti dell’impresa;
  • i soci-lavoratori di cooperative;
  • i collaboratori o coadiuvanti dell’imprenditore nell’impresa familiare;
  • i liberi professionisti;
  • i lavoratori autonomi.

Come procedere per chiedere il voucher formazione in Lombardia

Per presentare domanda di partecipazione sarà necessario operare telematicamente, sulla piattaforma Bandi e Servizi. La procedura è valutativa a sportello. Pertanto, farà fede la data di invio. L’accoglimento, però, avverrà fino all’esaurimento della dotazione finanziaria. E l’utilizzo del voucher non andrà in contrasto con gli altri finanziamenti FSE+: è possibile fare richiesta per più misure.

Bisogna però prestare attenzione ad alcuni aspetti procedurali. Rispetto alle passate edizioni, quella del 2026 richiede anche un modulo che attesti la dimensione aziendale. E l’impresa dovrà giustificare, attraverso il Libro Unico del Lavoro, la partecipazione del dipendente al corso. Solo così potrà dimostrare di aver impiegato le risorse. E chiedere il pagamento della formazione, ovvero l’accredito del voucher.

Sviluppo competenze e formazione per le Regioni meridionali

Al Sud, invece, si punta sulle competenze digital e green. Ma lo sportello non è ancora aperto: bisognerà attendere il prossimo aprile. Quando sarà possibile presentare domanda per richiedere un contributo a fondo perduto. Da utilizzare per la formazione dei proprio dipendenti. I destinatari sono micro e PMI con sede legale in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La formazione dovrà coprire più aree tematiche e diversi ambiti di intervento. Tra i vari, si distinguono industria intelligente e sostenibile, energia e ambiente e sistemi di mobilità intelligente. Ma risultano particolarmente interessanti agenda digitale e smart communities (ricomprendendo anche l’IoT e i sensori intelligenti), nonché le tecnologie digitali (con l’AI, la connettività avanzata e la cybersecurity). Ovviamente non può mancare l’ambito dei processi di transizione verde e digitale.

La formazione non potrà durare più di un anno, con percorsi che dovranno svolgersi presso le sedi societarie nelle Regioni meridionali. Ovviamente sarà a cura di soggetti qualificati e indipendenti, con comprovata esperienza nell’ambito della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, della digitalizzazione e della transizione ecologica.

Sviluppo competenze: spese e risorse per la transizione verde e digitale

L’intera dotazione finanziaria ammonta a 50 milioni, a valere sulle risorse del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021/2027. Ma una quota del 40% è destinata alle filiere automotive, moda, tessile e arredamento. L’agevolazione copre fino al 50% dei costi ammissibili, con alcune deroghe per premialità. In tutti i casi, l’importo massimo che ciascuna impresa potrà ricevere non potrà superare i 42mila euro.

Le spese non potranno essere inferiori a 10mila euro, né superare i 60mila. E comprendono i compensi per i formatori e i costi direttamente collegati al progetto. Quindi viaggi, alloggi, materiali e forniture, ammortamento di strumenti e attrezzature. Ma anche i servizi di consulenza strettamente connessi all’iniziativa. Rientrano nei costi ammissibili anche le spese di personale dei partecipanti per le ore in cui seguono la formazione.

Procedura e scadenze per il bando formazione al Sud

Ogni impresa potrà presentare una sola domanda. A partire dalle ore 12.00 del prossimo 21 aprile (e non dal 12 marzo, come inizialmente stabilito). Lo sportello, poi, chiuderà il 23 giugno 2026. E, successivamente, Invitalia, il Soggetto Gestore, stilerà una graduatoria di merito, dopo un’istruttoria che terrà conto di più variabili.

Per il punteggio, verrà presa in considerazione la base organica, il coinvolgimento del personale, la varietà degli ambiti formativi, la filiera di appartenenza e il settore produttivo. Sono previsti anche punteggi premiali (un +20% aggiuntivo al 50 di base), qualora l’impresa sia in possesso del rating di legalità o della certificazione della parità di genere.

Dunque, grazie all’acquisizione di know how da parte dei lavoratori le imprenditorie potranno affrontare le trasformazioni in atto, oggigiorno. E allinearsi alle necessità del mercato, risultando strategicamente competitive. Insomma, da Nord a Sud, si viaggia sul binario delle competenze. Con la competitività che fa da motore e guida le imprese verso il futuro.