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Il futuro del digitale nel 2035: tre scenari possibili tra AI, geopolitica e nuovi equilibri globali

Dalla “tecno sinfonia” alla frammentazione geopolitica, fino al rischio di stallo dell’innovazione: il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano delinea tre scenari sul futuro del digitale nel 2035, analizzando megatrend tecnologici, ruolo delle Big Tech e impatti su imprese, istituzioni e società.

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Nicoletta Buora

L’orizzonte temporale è il 2035, dieci anni. Ma perché immaginare il futuro del digitale oggi? Ogni decisione presa oggi in ambito tecnologico può produrre effetti di lungo periodo su competitività industriale, sovranità tecnologica, resilienza economica e disuguaglianze sociali. In un contesto segnato da un’accelerazione senza precedenti dell’innovazione digitale, la capacità di “envisioning” diventa una competenza strategica.

È da questa consapevolezza che nasce il lavoro del Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano, che ha tracciato tre possibili scenari per il futuro del digitale al 2035, partendo dall’analisi dei principali trend tecnologici e dei fattori di contesto geopolitico ed economico. “Proiettarsi nel futuro non significa fare previsioni puntuali, ma comprendere le traiettorie in atto per orientare scelte strategiche coerenti nel lungo periodo”, è quanto sottolineato da Valeria Portale, Direttrice del Center.

Tre scenari per il digitale nel 2035

Il primo scenario, quello di massima trasformazione, è definito “tecno sinfonia”. In questa visione, l’intelligenza artificiale è pervasiva, le infrastrutture digitali sono sovrane e sostenibili, e i sistemi tecnologici operano in armonia. La capacità computazionale è abbondante, l’innovazione è diffusa e i benefici del digitale sono distribuiti in modo più equo. Accanto alle opportunità, emergono però nuove sfide etiche, legate alla dipendenza da sistemi autonomi e al reale controllo umano sulle macchine.

Uno scenario intermedio è quello della “sovranità frammentata”. Qui, forti investimenti pubblici in data governance e capacità computazionale convivono con una crescente frammentazione geopolitica. L’architettura digitale globale si spezza in blocchi regionali poco interoperabili, dando origine a vere e proprie “isole digitali”. Se da un lato l’efficienza locale e la sostenibilità migliorano, dall’altro aumentano le inefficienze sistemiche, la duplicazione degli sforzi di ricerca e sviluppo e le tensioni sul controllo degli standard tecnologici.

Il terzo scenario, infine, è quello dell’“inerzia digitale e stallo dell’innovazione”, caratterizzato da una sostanziale continuità con l’attuale situazione. In questo caso, l’ecosistema digitale rimane fragile e concentrato nelle mani di pochi attori dominanti, con una capacità limitata di generare innovazione, inclusione e distribuzione dei benefici tecnologici.

Dai megatrend agli scenari: le forze che ridisegnano il digitale

Alla base di questi scenari vi è l’analisi di 19 megatrend, individuati attraverso il lavoro con 12 Osservatori Digital Innovation e numerosi esperti di dominio. I megatrend non evolvono tutti alla stessa velocità: alcuni accelerano rapidamente, altri rallentano o risultano fortemente influenzati da fattori esterni come la geopolitica e la regolazione.

Tra questi, il Center for Digital Envisioning ha selezionato sei megatrend ad alto impatto. Il Critical Computing trasforma la potenza di calcolo in un asset geopolitico strategico, grazie a data center sovrani, cloud ibridi, HPC e prime integrazioni quantistiche. L’Enriched Data segna il passaggio verso digital twin e simulazioni in tempo reale, aprendo nuove opportunità di monetizzazione dei dati. Il Web Collaborativo evolve verso modelli decentralizzati basati su identità self-sovereign e blockchain. A questi si affiancano l’Human-Tech invisibile, la Post-Human Intelligence, in cui l’AI diventa partner cognitivo, e i Next Tech Players, che ridefiniscono la competizione tra Big Tech e nuovi attori emergenti.

Geopolitica, Big Tech e rischio di nuove asimmetrie

Il peso dei fattori geopolitici è centrale. Come evidenziato anche nel keynote speech di Umberto Bertelé, Professore emerito di Strategia e Chairman degli Osservatori Digital Innovation, la competizione globale si gioca sempre più tra Stati Uniti e Cina, con strategie differenti: super-intelligenza da un lato, applicazioni verticali e capacità industriale dall’altro. L’Unione Europea mantiene un ruolo rilevante, ma ancora marginale sul fronte delle grandi piattaforme tecnologiche.

Il dominio di un numero ristretto di Big Tech – le cosiddette “magnifiche sette” (Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet-Google, Nvidia, Meta e Tesla), con nuovi aspiranti protagonisti come OpenAI e Anthropic – sta ridisegnando gli equilibri di mercato. Alcune di queste imprese, per dimensioni e investimenti, sono ormai paragonabili a veri e propri “Paesi virtuali”. Le valutazioni stellari premiate dai mercati finanziari convivono però con timori crescenti di una possibile bolla legata all’AI.

A completare il quadro, emergono fenomeni come la crescente influenza del mondo crypto e blockchain, favorita da dinamiche di liberalizzazione sostenute dall’attuale amministrazione statunitense e l’ingresso in questo mondo di grandi istituzioni finanziarie tradizionali. E sul fronte  degli strumenti autonomi, si sta assistendo a una grande espansione: dai robotaxi ai robot umanoidi in diversi ambiti . Tutti segnali che confermano come il futuro del digitale non sia determinato solo dalla tecnologia, ma dall’interazione complessa tra innovazione, regolazione e contesto globale.

Essere agenti del futuro, non spettatori

“L’obiettivo non è prevedere con esattezza cosa accadrà entro il 2035, ma prefigurare opportunità e rischi”, ha affermato Marina Natalucci, Direttrice del Center for Digital Envisioning. In un mondo sempre più complesso e interconnesso, imprese e istituzioni sono chiamate a sviluppare una visione di lungo periodo per diventare agenti attivi del futuro digitale, anziché subirne passivamente le conseguenze.