Una funzione sempre più strategica che deve essere condivisa

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L’attuale stretta economica impone grande prudenza negli investimenti e attenta gestione delle risorse disponibili. Emerge quindi in maniera decisa la funzione strategica della manutenzione.

Chi scrive si occupa di consulenza e formazione in ambito di automazione industriale e, per esigenze professionali, si trova normalmente ad operare all’interno di aziende appartenenti a diversi comparti industriali. Quando nei reparti ci si trova ad interagire con i servizi di manutenzione, pur sulla base di metodologie e modelli teorici ampiamente condivisi, si incappa regolarmente in due problematiche molto spesso irrisolte: meccatronico si/no e SIMC (Sistema Informativo di Manutenzione Computerizzato) si/no. I due temi sono sicuramente distinti e possono essere affrontati indipendentemente ma presentano almeno un tratto in comune: ambedue non possono essere imposti in maniera verticistica e, per il loro successo, necessitano di completa informazione e totale condivisione. Non è infatti realistico attendersi che un operatore di manutenzione, specialmente, se “anziano” sia immediatamente disponibile a mettere in discussione il proprio ruolo ed il proprio modo di operare per adeguarsi a direttive subìte; in questi casi la formazione assume un ruolo fondamentale: da semplice momento di addestramento tecnico/tecnologico deve potersi emancipare come occasione di informazione, valutazione, confronto, condivisione e miglioramento.

Meccatronico: chi è costui?

Venendo al primo tema più prettamente tecnologico, la figura del meccatronico viene così descritta “il tecnico meccatronico unisce i principi della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica per generare sistemi semplici, economici e affidabili”. Detto così sembrerebbe che il semplice possedere conoscenze tecniche meccaniche, elettroniche ed informatiche sia sufficiente per definire un meccatronico; e molte aziende, in effetti, ritengono che la semplice partecipazione a corsi di formazione tecnica sia sufficiente per crearne la professionalità. In realtà, come si dice, fra il dire e il fare… In primo luogo servono partecipazione e adesione agli obiettivi aziendali; in molti casi il manutentore meccatronico ritiene, a torto, di essere identificato dall’azienda come colui che, da solo, può eseguire il lavoro di due o tre colleghi. In realtà il concetto deve essere molto chiaro e condiviso: il meccatronico non è né uno sfruttato né un prevaricatore; il meccatronico, grazie alle proprie competenze allargate e multi-tecnologiche, grazie alla propria esperienza, grazie alla padronanza delle corrette metodologie di intervento è in grado di garantire tempi di intervento più brevi e, in caso di azioni complesse e ad elevato grado di specificità, di fornire assistenza qualificata agli specialisti meccanici, elettrici o informatici. In altri termini il meccatronico è un tecnico di grande esperienza, con competenze tecnologiche allargate, con un’ottima conoscenza dei sistemi su cui deve operare e con una formazione tecnica multidisciplinare. Insomma un manutentore con una visione sistemica. Certamente manutentori meccatronici non si nasce ma si diventa acquisendo sia competenze tecniche (ed in questo senso la formazione è uno strumento insostituibile laddove presenti una caratterizzazione fortemente applicativa e legata alle diverse specificità professionali) sia metodologie diagnostiche e di intervento operativo a tutto campo. Un team di manutentori meccatronici esperti rappresenta davvero uno dei migliori strumenti aziendali per conseguire obiettivi di efficacia e efficienza produttiva.

Gestire la manutenzione

Venendo invece al secondo tema, a chi scrive è spesso capitato che le aziende richiedessero interventi di formazione inerenti l’uso del sistema SIMC, ovvero del software di gestione della manutenzione, in uso. Solo in seguito ad un’indagine approfondita realizzata intervistando i responsabili di manutenzione è quasi sempre emerso che i manutentori usavano già da tempo il sistema e che lo scopo del corso avrebbe dovuto essere quello di “convincere” gli operatori della necessità e dell’utilità di utilizzare il software e non di spiegare le corrette procedure di utilizzo. È evidente che un approccio di questo tipo non può portare a risultati positivi: non si può pensare che un’imposizione calata dall’alto senza il coinvolgimento diretto degli interessati e, per di più destinata a modificare professionalità e consuetudini, trovi automaticamente consenso e prontezza d’uso. Si vuole allora provare a tracciare semplici linee guida che possano aiutare a definire concretamente cosa significa utilizzare un sistema SIMC e quali reali benefici se ne possono trarre.

L’improvvisazione, nemica della strutturazione

Anche se sembra scontato, occorre sempre ricordare che l’uso di uno strumento informatico non va d’accordo con l’approssimazione. L’informatica apre, per così dire, ampi orizzonti informativi ma, per sua stessa natura, introduce rigidità procedurali che, se disattese, rendono di fatto inutile l’uso degli strumenti. In molte, troppe aziende il contingente spesso prevale sull’azione strutturata; a volte l’utilizzo del sistema SIMC viene bypassato dal manutentore che, per interventi urgenti o, semplicemente, per negligenza rimanda ed accumula documentazione e chiusura delle procedure d’intervento, a volte è invece addirittura il superiore che, messo sotto pressione per esigenze produttive, autorizza i propri collaboratori ad occuparsi esclusivamente degli interventi di ripristino trascurandone la corretta registrazione nel sistema di gestione. Di fatto questo porta ad un non corretto e/o non veritiero inserimento dei dati di intervento vanificando il maggior ritorno d’investimento di un sistema informatico di gestione della manutenzione: la disponibilità di informazioni. La prima regola di utilizzo di un sistema SIMC è allora banale: non deve essere considerato un obbligo ma uno strumento prezioso che, se correttamente utilizzato, restituisce quanto e più di quello che riceve in termini di tempo e costi.

SIMC: pronti, via?

La seconda regola è una conseguenza della prima laddove ci si riferisce ad un corretto utilizzo del mezzo: uno strumento informatico di management presuppone un’attenta attività di analisi a monte e la validità dei risultati derivanti dal suo utilizzo è funzione della bontà dell’analisi. Occorre che le attività di manutenzione da gestire siano state analizzate per tipologie, scomposte nelle loro procedure di base e che siano stati identificati i protocolli, i criteri di classificazione, i livelli di responsabilità e di autorizzazione… Insomma un pesante lavoro di ufficio che richiede tempo, pazienza, e applicazione.  In compenso questo può voler dire aspettarsi risultati concreti per il servizio manutenzione in termini di

  • costi

miglioramento delle attività di scheduling: si sa già cosa si deve fare e si risparmia tempo nella pianificazione riduzione dei costi di magazzino; la gestione strutturata degli interventi consente di ridurre le scorte, di ottimizzare i lotti di acquisto, di eliminare i residui e di diminuire drasticamente i tempi di inventario

  • qualità

ottimizzazione della manutenzione preventiva sulla base delle informazioni storiche

ottimizzazione dei tempi di intervento a guasto sulla base dei report di interventi simili precedenti

definizione e valutazione obiettiva di prove atte al miglioramento delle prestazioni dei sistemi di produzione (sostituzione del tipo dei lubrificanti, impiego di additivi particolari, adozione di filtri speciali, ecc…)

monitoraggio costante del livello di professionalità degli operatori di manutenzione e delle loro necessità di aggiornamento o addestramento.

Software complesso, utilizzo semplice

Chi non ha mai provato ad utilizzare un qualsiasi programma (perfino i giochi!) ed a riutilizzarlo giorni dopo non ricordandosi più i comandi? Dunque la terza regola riguarda la semplice utilizzabilità (interazione user friendly) di un ambiente SIMC. I manutentori, generalmente, sono persone orientate all’azione sul campo e non si può (non si deve) pretendere che passino il proprio tempo risalendo al significato di misteriose terminologie esoteriche o ricercando ogni volta complesse sequenze di comandi per aprire e consuntivare un intervento. Nel concetto di utilizzabilità concorrono però anche altri aspetti di contorno, oggi non più opzionali: innanzitutto la possibilità di accedere al software nelle immediate vicinanze del posto di lavoro per non assimilare il sistema a qualcosa di remoto e poco importante ma per utilizzarlo anche come strumento di consultazione. Poi, fondamentale, la possibilità di accedere al sistema anche con apparati mobili (ormai uno smartphone è ritenuto uno strumento di lavoro potendo ricevere e spedire messaggi ed e-mail, potendo funzionare da host di rete, potendo eseguire apps di gestione della comunicazione, ecc…). Infine non dimentichiamo che è sempre maggiore la presenza di lavoratori immigrati che, nel limite del possibile, dovrebbero poter utilizzare gli strumenti informatici nella loro lingua madre per evitare errori di interpretazione e di inserimento dati.

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