The next big thing, ancora

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editorialePeriodicamente, ma a questo punto si può dire con una frequenza oramai imbarazzante, opinionisti, esperti, analisti, con l’ingombrante e indesiderata presenza dei soliti autoproclamatisi futurologi, gareggiano nell’individuare la “next big thing” del momento. Diciamo del momento perchè la grossa cosa tende poi rapidamente a scomparire, inglobata o aggregata in contesti più ampi, apportando certamente innovazione ma perdendo centralità di attenzione. Per cui, ecco ancora un’altra “big thing”, ma questa volta, forse, resterà big per molto tempo essendo un divenire nel vero senso del termine. Internet of Things, wearable, smart car, smart city, 3D printing, quantum computing, robotica, Cloud, Big Data, droni: quale scegliere? Nessuna. O meglio tutte, perchè finalmente si inizia a privilegiare una visione di insieme che non si occupa dei dettagli, ma degli effetti complessivi. Sottilizzare nell’analisi del dettaglio e mancare di capacità di sintesi porta a guardare gli alberi e non vedere la foresta, ma è proprio la foresta che si deve iniziare a considerare se si vuole capire cosa sta succedendo. Ma allora quale sarebbe questa nuova big thing? Se promettete di non ridere, anche perchè è cosa serie, si chiama Virical, denominazione che inzia a imporsi per indicare un virtual/phisical continuum. Ovviamente serve una spiegazione. Se ci si pensa bene, non si può non ammettere che da tempo si sta assistendo all’integrazione di tecnologie finalizzate a eliminare la divisione tra mondo fisico e mondo virtuale, il virtual/physical divide, potremmo dire. L’Internet of Things riguarda la connessione del mondo virtuale di internet a oggetti fisici  in una fabbrica o in una casa intelligente e anche al corpo umano tramite le tecnologie wearable, mentre, altro esempio, il 3D printing trasforma il virtuale in oggetti fisici. E che dire dei droni? Un pilota guida un aereo nel mondo fisico ma un drone militare diventa Virical quando la decisione di lanciare un missile, presa da un pilota in un contesto virtuale, ha effetti sul mondo fisico. Filosofia, si dirà. Forse. Ma nessuna delle tecnologie citate all’inizio di questo editoriale è da considerarsi, allo stato dell’evoluzione in atto, del tipo “brand new”, quello che è nuovo è il ritmo di innovazione che le circonda e il percorso verso la connessione di qualsiasi cosa comporterà un “continuum of everything”, dove l’IoT sarà solo una sfaccettatura. Prendiamo i PC: tramite questi sistemi, e ovviamente internet, è nata l’era dell’e-commerce, in cui organizzazioni di qualsasi tipo hanno una presenza virtuale che in molti casi eclissa la loro presenza fisica. Oggi il mobile computing ha lanciato i social media, cui si può stare connessi 24/7, con una presenza virtuale talmente legata alla realtà fisica che la linea di demarcazione tra le due si fa indistinta, tanto che le cose senza una sostanziale presenza virtuale è quasi come se non esistessero. Come evoluzione non ci potrà che essere una crescente eliminazione del “divide” tra fisico e virtuale con l’emergere di tecnologie Virical la cui somma sarà maggiore delle singole parti, e il successo sul mercato di una tecnologia dipenderà dall’evoluzione delle altre. Si dirà che questo è sempre accaduto: i sistemi di visione artificiale, per esempio, hanno fatto la loro strada, ma si sono trasformati in tecnologia pervasiva e abilitante anche con la crescita del mercato dei robot. Per cui l’ultima considerazione potrebbe appartenere alla categoria delle banalità. Ma oggi le accelerazioni possono essere improvvise e gli impatti estremamente modificanti. Per ora si tratta non solo di ragionamenti ma soprattutto di una proposta di chiavi di lettura diverse dal convenzionale: le tecnologie Virical non sono un concetto astratto, e l’esperienza quotidiana ci evidenzia la tendenza ad abbattere la divisione tra mondo fisico e mondo virtuale, da cui un continuum i cui effetti sul sociale e sul lavoro continueranno a stupirci.

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