Robotica, realtà attuale e aspettative future

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Rezia Molfino, Professoressa dell’Università di Genova, Presidente SIRI, e Presidente IIS.
Rezia Molfino, Professoressa dell’Università di Genova, Presidente SIRI, e Presidente IIS.

Da un colloquio con una personalità di spicco del mondo della robotica un approfondimento su alcuni temi di particolare rilevanza, dalla percezione attuale della robotica, alle tecnologie abilitanti, al ruolo della ricerca.

 Nell’immaginario collettivo un robot è una “macchina” che movimenta pezzi e oggetti in una fabbrica, ma è anche, per stimoli di fantasia e realizzazioni sperimentali, un umanoide tendente a una sofisticazione esasperata che potrà a breve convivere con l’uomo a scopi tra i più vari. Ma la realtà è ben diversa, e per quanto già oggi i robot rappresentino una risorsa fondamentale per la competitività del manifatturiero, e quindi per la salvaguardia dei posti di lavoro, saranno necessari sviluppi su più fronti per arrivare a sistemi veramente robusti, affidabili, sicuri, capaci di aiutare e sostituire l’uomo in molteplici campi non solo industriali, ma anche personali, professionali, civili e sociali. Ne abbiamo parlato con Rezia Molfino, Professoressa dell’Università di Genova, Presidente SIRI, Associazione Italiana di Robotica e Automazione, e Presidente IIS, Istituto Italiano della Saldatura

La precezione della robotica

Come ritiene siano oggi percepiti i robot nel più generale contesto sociale e cosa ci si aspetta che a breve possano essere in grado di fare? Riferendosi poi agli addetti ai lavori, al di là di realistiche aspettative, cosa si vorrebbe riservasse il futuro dei robot in tempi medio-brevi?

L’immaginario di 40 anni fa è ora capovolto. Ricordo la mia prima intervista sui robot: il giornalista esprimeva noncuranza e scetticismo sull’impiego di robot in fabbrica e interesse ai robot umanoidi come esseri extraterrestri. L’intervista finì con la domanda “a quando l’invasione dei robot sulla terra?” cui non seppi rispondere ma solo sorridere. Oggi il robot oggi è benvenuto e agoniato per aiutare l’uomo, dove questi non può arrivare, per compiti che lo annoiano, stancano e affaticano, per compiti che non sono adatti alle dimensioni umane, sostituendolo e affrancandolo da rischi in operazioni non sicure. Ma oggi il robot è anche inviso se pensato come “ladro” di posti di lavoro sinora dedicati all’uomo. In effetti la robotica, impiegata fin dalle sue origini per l’esecuzione di compiti ripetitivi e/o gravosi, permette la riduzione dei costi dei prodotti e la standardizzazione della qualità favorendo la competitività delle industrie manifatturiere, per cui in un mercato esigente e volubile, con richiesta di prodotti sempre nuovi, a breve ciclo di vita, dove la produzione deve adattarsi alle richieste del mercato in tempi brevi, la robotica diventa strumento essenziale per la soddisfazione dei clienti. Queste opportunità hanno salvato la competitività di molte industrie manifatturiere, destinate a fallire per gli alti costi di produzione, salvando, in definitiva, posti di lavoro. Uscendo dal contesto industriale, sta crescendo l’interesse verso i robot assistenti personali, che oggi non possono certo sostituire integralmente il supporto di una persona ma possono compiere operazioni di basso profilo, come portare un bicchiere d’acqua o trasferire oggetti seguendo indicazioni semplici e sintetiche dell’assistito. Piccoli gesti quotidiani che possono diventare aiuti ambitissimi per chi ha problemi di mobilità: ricorderò per sempre lo sguardo di alcuni pazienti immobilizzati a letto, quanto pressante fosse la richiesta di quel piccolo aiuto che migliorava enormemente i limiti della loro autosufficienza e qualità di vita. Ma anche chi sta benissimo può desiderare un robot che gli dia una mano nelle faccende domestiche: per esempio un automa che possa pulire e riordinare la casa, piegare e stirare biancheria e indumenti. I robot per essere utili devono essere intelligenti, dal momento che devono essere loro ad adattarsi all’ambiente e alle persone, non sono certo le persone che devono adattarsi ai robot. Quanto agli automi umanoidi e di servizio che entreranno nelle nostre case nei prossimi anni e che impegnano molti ricercatori, teniamo conto che gran parte delle tecnologie sviluppate potranno essere trasferite ai robot industriali, che sono una realtà consolidata da parecchi anni, cui noi italiani abbiamo dato contributi originali e significativi, proponendo i primi robot di assemblaggio, di misura e robot per le lavorazioni a laser.

Le tecnologie abilitanti della robotica del futuro

A suo giudizio quali tecnologie possono essere considerate più di altre abilitanti per il miglioramento dei sistemi robotizzati, per materializzare ciò che può ragionevolmente essere inteso come il robot del futuro?

Il robot del futuro è un robot amico servizievole, collaborativo. Al fine di migliorare i sistemi robotizzati odierni sono richiesti sviluppi innovativi su più fronti: migliorare le capacita sensoriali e percettive; ampliare i margini di autonomia e di sicurezza; migliorare la destrezza di manipolazione e di locomozione; sviluppare architetture ad hoc e strutture leggere per elevata cinematica in ambienti difficili; migliorare i sistemi di generazione e accumulo di potenza, i sistemi di attuazione, l’efficienza energetica, le capacità cognitive e decisionali; migliorare sistemi di interfaccia e modalita intuitive di comunicazione con robot, uomo, altre macchine e dispositivi automatici. In particolare, le tecnologie più di altre abilitanti sono, a mio giudizio quelle su cui si basa l’interazione con l’ambiente in termini di entità passive e attive, quelle atte a garantire sia la sicurezza del lavoro del robot nei confronti dell’uomo e dell’ambiente che una maggiore autonomia utile per esplorazione e logistica (trasporto) e un minore consumo energetico, e infine le tecnologie cognitive di apprendimento, di tele e auto-diagnostica dei guasti e successiva riparazione anche sfruttando le enormi capacità di calcolo e di memorizzazazione di dati delle nuvole e le prestazioni delle connessioni in rete. Vorrei sfatare il luogo comune che le architetture meccatroniche siano ormai mature e che l’innovazione robotica è oggi legata solo allo sviluppo di sistemi intelligenti di governo. Un sistema intelligente ed efficiente è tale se l’intelligenza del governo si applica a un’architettura meccatronica efficacemente adattabile ai compiti di servizio.

Il ruolo della ricerca

Dalle sue esperienze, in che direzioni si sta particolarmente impegnando la ricerca per materializzare il robot del futuro?

La pervasività della robotica richiede lo sviluppo di sistemi robotici strumentali dedicati alla svolgimento di particolari funzioni con adeguate prestazioni. Questo obiettivo può essere ragionevolmente perseguito in un prossimo futuro integrando idonee architetture meccaniche, di controllo, di comunicazione e cognitive. Il mito dell’ominide o dell’umanoide che copia il complesso delle caratteristiche di animali e dell’uomo è destinato per il prossimo futuro a rimanere tale. Un mito con ricadute tecnologiche importanti dovute all’impegno di ricercatori e scienziati a trovare soluzioni robuste per l’attribuzione di nuove funzioni ai robot in un contesto vincolante di sicurezza, di eco-compatibilità e di etica. Il continuo impegno dei ricercatori robotici in questo senso è prezioso anche per le applicazioni correlate in differenti settori industriali e logistici, aprendo nuove frontiere applicative in settori che richiedono soluzioni ad hoc, per esempio in campo medico chirurgico, nell’esplorazione di ambienti ostili e non adatti all’uomo, per attività spaziali, sottomarine, protezione civile, agricoltura, sminamento umanitario, e si parla in tal senso di “robotica creativa”. Si tratta di applicazioni che fino a qualche tempo fa erano impensabili perché mancavano le tecnologie. Ma oggi a livello di tecnologie siamo ricchi e si incomincia a pensare di applicarle e integrarle per creare soluzioni nuove che possano risolvere anche problemi della nostra società.

40 anni di robotica in Italia e le buone prospettive di sviluppo

In occasione di EXPO, lo scorso 8 ottobre la SIRI, associazione italiana di robotica e automazione, ha organizzato il convegno Robofood 2015: la robotica protagonista nell’industria alimentare, con interventi da parte di esponenti qualificati del mondo della ricerca, dell’industria robotica e di quella alimentare per mettere a confronto e conoscere meglio esigenze e problematiche di questo settore fondamentale per la vita dell’uomo e discutere possibili soluzioni. Le tecnologie robotiche e dell’automazione a supporto di produzione alimentare sostenibile, sicurezza dei prodotti e riduzione dello spreco alimentare, giocano un ruolo fondamentale nell’ambito dei temi trattati nella Carta di Milano, documento che i Paesi e le organizzazioni che partecipano a EXPO 2015 lasceranno come eredità immateriale dei sei mesi di esposizione mondiale. Per raggiungere tale traguardo sarà necessario superare le disuguaglianze, migliorare l’ efficienza in termini di consumi e sprechi, dar vita a uno sviluppo sostenibile alla cui attuazione contribuiscono in modo determinante soluzioni robotizzate applicate all’agronomia e all’industria del cibo in una visione circolare dello sviluppo del ciclo di vita dei prodotti.

 

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  • Intervista a Rezia Molfino, Professoressa dell’Università di Genova, Presidente SIRI, e Presidente IIS;

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