PC: la porta verso il futuro

Il Personal Computer, veicolo verso un mondo ancora inesplorato, ha veramente cambiato la nostra vita, modificandola al pari di telefono, automobile, TV, innescando anche una rivoluzione dei processi industriali.

Automazione integrata di Tecniche Nuove compie 50 anni, e in questo lungo periodo ha continuato ad aggiornare il mondo dell’industria spesso anticipandone le esigenze, approfondendo tematiche che nel tempo hanno trasformato le risorse concettuali e materiali alla base dei processi produttivi. Festeggiamo i nostri primi 50 anni con una nuova serie di articoli sulle tecnologie che più di altre sono state fonte di cambiamento e innovazione. Il secondo articolo della serie è dedicato ai Personal Computer

L’oggetto del desiderio

Nel 1983 per acquistare un Apple IIe ci volevano circa 6.500.000 lire, con cui si aveva anche stampante Apple, cavo stampante, drive aggiuntivo, monitor. Si era disposti a sacrifici pur di avere tutto per sè un computer, simbolo del futuro, non più relegato in mitici centri di elaborazione dati, dimensionalmente enorme, alimentato da pacchi di schede perforate e seriosamente accudita da schiere di tecnici in camice bianco, quasi fossero operatori di una clinica impenetrabile: del resto, la battuta che circolava allora giustificava i camici col fatto che il cervellone “sputava” i dati.

Un nuovo oggetto di desiderio

Con i Personal Computer la tecnologia inizia a essere oggetto di desiderio, e l’analogia con gli attuali smartphone è d’obbligo, anche se non erano i giovani a desiderarlo ma una classe media di professionisti e privati che, curiosi delle potenzialità di questi nuovi strumenti, volevano cogliere l’occasione per evolversi. Ovviamente anche le aziende, ma qui interviene un elemento quasi di coazione: impossibile non disporre di uno strumento di elaborazione dati da ufficio (da cui il mitico Office Automation) pena la perdita di concorrenzialità  e immagine sul mercato, per non parlare di velocizzazione e maggior qualità delle procedure. Nel privato (la qualifica “personal” voleva ben dire qualcosa) il problema era cosa farci. Le prime riviste specializzate che avevamo ben fiutato il trend, suggerivano trucchi esoterici per programmare ricette di cucina o elenchi di indirizzi, ed era a dir poco eccitante veder comparire sullo schermo a fosfori verdi il numero di telefono di una persona solo digitando il suo nome: un database personale a tutti gli effetti. Indubbiamente lo spazio che ci separa da allora è semplicemente immane.

L’impatto sul lavoro e sul privato

La storia dei Personal Computer, che devono la loro esistenza alla tecnologia dei microprocessori, è costellata di successi e fallimenti, hanno fatto la fortuna di non pochi geniali visionari, hanno consentito la nascita di società che hanno cambiato la storia, basta citare Apple e Microsoft, e hanno reso possibile un modo di vivere il lavoro e il quotidiano al quale siamo talmente abituati da considerarlo assolutamente normale.

Nasce l’industria del software

Ma hanno anche stravolto le regole del gioco creando una nuova industria, quella del software, indipendente dall’industria dei computer come hardware, pur ovviamente a questa strettamente legata. Molteplici, per non dire impossibili da citare anche solo sinteticamente, le realtà che i Personal Computer hanno consentito di materializzare. Citando quelle che probabilmente hanno avuto il maggior impatto, si può iniziare dal software VisiCalc, di cui probabilmente molti non hanno neppure sentito parlare: si tratta del primo foglio elettronico, o spreadsheet, il cui primo prototipo risale  al 1978, una semplice matrice di 5 colonne e 20 righe, poi migliorata da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology. VisiCalc ha trasformato il modo con cui si faceva contabilità e si gestivano i business, aprendo la strada allo sviluppo degli attuali sofisticati software gestionali.

Il lato oscuro dei PC, i virus

I PC hanno rivoluzionato l’editoria, abilitando la nascita del desktop publishing, insieme delle tecniche di creazione, impaginazione e produzione di libri, giornali, riviste, con una trasformazione radicale, praticamente la prima veramente importante dai tempi di Gutenberg. I PC hanno abilitato l’accesso personale a internet e al Web, facendo nascere Google, Facebook, Twitter, Amazon, YouTube, eBay, Wikipedia, e milioni di altri siti, con tutto quello che oggi ne consegue. Anche la cultura musicale è stata modificata, perché ben poco della musica che si produce oggi viene realizzata senza computer, rivoluzionando il modello di distribuzione e fruizione della produzione musicale mondiale. C’è poi tutto il mondo industriale, e questo sarà oggetto in altro articolo. Ma manca ancora qualcosa: con i PC sono arrivati anche i virus, embrione del malware via internet. Si sostiene che il primo virus informatico risalga al 1971, mentre il primo virus conosciuto sarebbe quello che nel 1981 si diffonde nei dischetti di Apple II che ne contenevano il sistema operativo. La minaccia crea un nuovo mercato, quello della Cyber Security, che inizia nel 1988 con la realizzazione dei primi antivirus.

L’interazione con la macchina

La prima forma di calcolatore si può far risalire all’abaco, inventato dai babilonesi, e tra le tappe fondamentali da citare la macchina per somme e sottrazioni di Blaise Pascal (1642), la prima calcolatrice per le quattro operazioni di Leibniz (1673), la macchina analitica di Babbage (1833, primo calcolatore programmabile), l’Atanasoff-Berry Computer (1939), il primo basato su logica binaria, che pesava 320 Kg, con 1,6Km di cavi e 280 valvole termoioniche, e il minicomputer PDP-1 Digital Equipment Corporation (1960), con 2700 transistor e 3000 diodi.

La pervasività dell’elaborazione dati

Insomma, si faceva quello che si poteva con quello che si aveva, e occorre attendere il 1973 per il primo microcomputer a base microprocessore (8080), realizzato dall’Institut National de la Recherche Agronomique (INRA) francese, tra l’altro per pura necessità: non c’erano i fondi per un computer di grandi dimensioni. Oggi l’elaborazione dati in senso lato, è proteiforme, con il concetto di PC declinato in innumerevoli espressioni fisiche e funzionali: desktop, laptop, notebook, tablet, e anche smartphone, fino ai dispositivi embedded in sistemi per specifiche funzionalità. La pervasività dell’elaborazione in contesti differenti e per scopi diversi, unita alla crescente potenza dei PC, chiede nuove forme di interazione: la tastiera non è più sufficiente, arriva il primo mouse (1968), e poi la versione ottica nei primi anni ’90.

Il PC si espande verso il mondo esterno

Con i PC si attiva sia l’attenzione al rapporto uomo-macchina che porterà ai livelli attuali, che lo studio di modalità di espansione del sistema per collegare dispositivi e periferiche, aumentandone l’applicabilità: esempio emblematico lo standard USB, tra l’altro non troppo lontano nel tempo: le specifiche 1.0 sono del 1996.

Conclusione

Il Personal Computer è l’inevitabile conseguenza di un connubio tra materia prima tecnologica evoluta e conoscenze maturate in una lunga storia di studi e ricerche su calcolo ed elaborazione, che ha portato a una macchina che non si è fermata a un uso “personale”: il continuo perfezionamento funzionale e l’ampliamento delle potenzialità applicative hanno attivato una molteplicità di filoni tecnologici che hanno poi assunto una propria identità, diventando veicoli di un’innovazione diffusa.

 

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