Nuove competenze per la Smart Enterprise

I rapidissimi processi di trasformazione che stanno investendo l’economia globale (digital transformation, sharing economy, green economy, per non citarne che alcuni) stanno cambiando in modo profondo il lavoro e le esigenze di persone e competenze da parte delle imprese.  

Sempre più, professioni e ruoli quali il data scientist, il chief innovation officer, il customer experience designer, o il digital transformation officer, diventano attuali e rilevanti, ma non è del tutto chiaro se l’Università Italiana prepari efficacemente i propri laureati a svolgere tali mansioni. Per questo motivo, il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia, ha organizzato un workshop che ha visto una ventina di partecipanti selezionati di alto profilo, confrontarsi su questo tema.

Il workshop si è aperto con i saluti istituzionali di Marina Pizzi, delegata del Rettore alla ricerca per l’Università degli Studi di Brescia. L’attuale scenario economico, secondo la professoressa, rende sempre più necessario il rafforzamento dei rapporti tra Università ed Impresa. In particolare, il territorio Bresciano, fortemente orientato all’imprenditoria,  guarda sempre più spesso alle risorse qualificate che l’Università è in grado di preparare. Per questo motivo è oggi necessario che i corsi di laurea si adeguino per restare al passo con i tempi: workshop di discussione tra manager e accademici, come quello organizzato dal Laboratorio RISE, sono quindi essenziali per raggiungere questo obiettivo che deve poter portare valore aggiunto a tutto il Sistema Paese.
Anche secondo Marco Perona, professore ordinario e direttore del Laboratorio RISE, le competenze delle persone sono gli elementi chiave per la crescita economica, non solo industriale, ma di tutta la società in un’ottica di prosperità complessiva. In questo senso, spesso si associa la rivoluzione digitale al concetto di Industria 4.0, ma i temi trattati non hanno a che fare solamente con l’industria. Anzi, il concetto di servizio sta progressivamente sostituendo i tradizionali paradigmi dell’industria manifatturiera: Xerox, ad esempio, si definisce oggi come fornitore di servizi e non più come produttore di stampanti. Tutto questo quindi, nell’ottica di sviluppare una sempre più crescente vicinanza alle esigenze dei clienti, si concretizza oggi con nuovi modelli di business dove la vendita del prodotto viene sempre più spesso integrata/sostituita dall’offerta di soluzioni prodotto-servizio.  Ma non solo: il tradizionale paradigma “take, make and dispose” non è più sostenibile. Serve quindi, secondo Perona, sviluppare questa trasformazione in un’ottica di rispetto globale del pianeta. Tutto questo è ovviamente molto sfidante e non sorprende quindi che, come mostrato da una recente indagine sviluppata dal Laboratorio RISE, poche siano le aziende oggi in grado di comprendere appieno questa trasformazione e di attuare un’innovazione efficace ed efficiente del proprio modello di business.

L’indagine svolta da RISE ha mostrato che, per la gran parte delle aziende intervistate, l’ostacolo principale è ancora oggi rappresentato dalla mancanza di competenze. Infatti, le trasformazioni in atto sembrano creare una forte discontinuità nel fabbisogno di competenza da parte delle imprese. Se è comunque vero che da un lato esistono evidenze a supporto della cosiddetta “jobless growth”, ne esistono altrettante che testimoniano come non sia solo
la progressiva automatizzazione di alcuni lavori tradizionali a causare la perdita dei posti di lavoro, ma che questo fenomeno sia riconducibile anche alla contemporanea carenza di nuove competenze (“competences shortage”). La persona quindi, secondo Perona, resta comunque il centro di questa rivoluzione digitale e l’elemento chiave per usufruire appieno dei potenziali vantaggi offerti dalle nuove tecnologie nel nuovo scenario economico-produttivo. Ruoli esistenti devono quindi evolvere così come nuove figure devono essere acquisite dalle aziende (es. service engineer, data scientist, reputation manager, 3D designer, …). E anche il Sistema Paese si muove, testimoniando la forte necessità di agire in questa direzione.

Andrea Bacchetti, ricercatore del Laboratorio RISE, apre quindi il dibattito invitando i presenti a fornire la loro opinione su una serie di domande, che possono così essere riassunte:

  • Le nuove esigenze per le Imprese: quali sono le figure/competenze più interessanti? come e dove trovarle? come riqualificare le persone interne?
  • Il ruolo dell’Università: come modificare i percorsi di formazione? come aggiornare i metodi di formazione? cos’altro manca?
  • Il ruolo del sistema Paese: quali politiche attuare? come favorire ed incentivare il cambiamento?

Dalla discussione è emerso come stiamo vivendo effettivamente un cambio di paradigma radicale del modo di fare “business”. Non solo i tradizionali modelli B2B si sono evoluti, avvicinandosi molto ai modelli B2C; oggi sempre più anche le tradizionali aziende manifatturiere si ritrovano a lavorare con modelli B2Person, dove il cliente è interessato solo all’utilizzo e non al possesso del prodotto in sé. In questo senso, è quindi fondamentale per l’azienda acquisire i talenti, che siano anche in grado di parlare la stessa lingua del cliente.  Per questo motivo, è sempre più sentita da parte delle aziende la necessità di collaborare con l’Università. Appare però ancora necessario lavorare molto perché si realizzi un connubio efficace ed efficiente tra Impresa ed Università. L’Università sembra infatti non essere pronta a recepire tutti gli elementi del cambiamento in corso e ad offrire quindi ai propri studenti gli strumenti necessari. Infatti, l’lemento chiave non è solo il “cosa” si insegna in università, ma il “come” lo si insegna. Il metodo è un elemento chiave per le nuove risorse e spesso è un elemento sottovalutato nella formazione accademica.  Infatti, come osservato dalla maggior parte dei presenti, molte risorse qualificate con elevate competenze tecniche, presentano oggi una forte carenza su alcune “soft skills” che diventano oggi imprescindibili per l’impresa nell’attuale contesto, quali: competenze relazionali, di comunicazione e lavoro in team. I talenti di oggi devono saper integrare le competenze tecniche più tradizionali con le “nuove” competenze richieste dalla trasformazione in atto. Pensiamo, ad esempio, alle competenze oggi necessarie per gestire un asset chiave per le aziende: i dati. La valorizzazione dei dati aziendali necessita infatti ormai di figure capaci di affiancare alla competenza tecnica (estrazione, memorizzazione, protezione dei dati), competenze scientifiche (analisi ed elaborazione statistica dei dati) e di business (comprendere, organizzare e utilizzare i dati a supporto delle decisioni. Non è però possibile limitare il tema delle competenze alle nuove risorse e alla ricerca dei talenti. Per le aziende oggi è infatti imprescindibile capire come riqualificare le risorse già presenti in azienda. L’Università deve quindi guardare oltre i proprio studenti, proponendo percorsi strutturati di formazione che possano supportare le aziende in questa difficile operazione di aggiornamento continuo. Infine, dal dibattito emerge come elemento critico nel rapporto tra università ed impresa, l’assenza di un vero percorso strutturato che preveda più momenti di interazione tra studenti ed aziende nel percorso curriculare. In questo senso, ad esempio, l’orientamento potrebbe essere potenziato, al fine di stimolare la capacità di auto-comprensione nei laureandi, che li possa aiutare ad indentificare la propria attidudine, generando valore anche per l’intera società.

La chiusura lavori è quindi affidata a Nicola Saccani, ricercatore del Laboratorio RISE. Saccani, riprendendo alcuni degli elementi discussi, ha sottolineato come una radicale trasformazione del tradizionale paradigma economico sia ormai in atto e questo pone l’azienda di fronte ad una serie di sfide, non più rimandabili. L’azienda infatti deve oggi sviluppare una comprensione dei processi di trasformazione che stanno investendo l’economia globale (digital transformation, sharing economy, green economy, per non citarne che alcuni) al fine di realizzare un salto culturale che porti l’azienda a rinnovare l’organizzazione in tutti i suoi aspetti (competenze, risorse, processi, strumenti, …). Analizzare e stabilire le competenze chiave per il futuro è quindi un elemento imprescindibile per la competitività delle imprese. Non solo competenze legate alle nuove conoscenze digitali, ma anche competenze più tradizionali che ancora mancano, quali la conoscenza della lingua inglese e l’attitudine al lavoro in team in azienda, sono oggigiorno cruciali. È quindi fondamentale per le imprese, prepararsi a gestire nelle proprie risorse il dualismo tra competenze tecniche e di business, oggi richieste dal mercato. Le imprese devono quindi ricercare i talenti che possono supportare l’azienda in questa trasformazione: per questo motivo appare necessario il rafforzamento della relazione con l’Università al fine di poter creazione progetti strutturati di scouting delle competenze e dell’innovazione. La sfida sarà poi quella di trattenere talenti che, secondo Saccani, può avvenire solo attraverso la costruzione di percorsi di crescita interni e di progetti di motivazione e qualificazione dei propri lavoratori.

In questo contesto, l’Università può quindi agire, come effettivo supporto alle imprese, creando nuovi percorsi formativi in grado di trasferire metodi e conoscenze per guidare la trasformazione e sviluppando una formazione più mirata ed orientata a modelli di interazione impresa- università, nell’ottica di realizzare un’efficace ed efficiente alternanza scuola-lavoro.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here