Machine Intelligence

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In automazione industriale l’aggettivo “intelligente”, o l’equivalente anglosassone “smart”, è ampiamente usato (abusato?) per sistemi e prodotti innovativi o comunque risultato di evoluzione tecnologica: prima una data soluzione non c’era e ora è disponibile ed è intelligente; prima un determinato sistema c’era, ma si è evoluto ed è diventato intelligente, o più smart di quanto già non fosse. Quanto si usa in automazione è sostanzialmente riferibile al concetto di “macchina”, strumento o apparecchiatura che contiene una o più parti che sfruttano una qualche forma di energia per attuare una determinata azione. Da cui Macchina Intelligente o, per migliore astrazione, Machine Intelligence, che si porta dietro il concetto di AI, Intelligenza Artificiale. Ora, perchè questa lunga premessa? Perchè ai massimi livelli della scienza pura e applicata, da Stephen Hawking, cui non servono presentazioni, a Stuart Russell, eminenza dell’AI dell’università di Berkeley, al cosmologo Max Tegmark del MIT, è stato lanciato un avvertimento sul possibile pericolo che potrebbe essere rappresentato dai robot e dall’intelligenza artificiale. Se non fossero questi i nomi in gioco, verrebbe da sorridere. Certamente il warning è appropriato se riferito ad applicazioni militari, ma il riferimento pare sia più generale. Quindi approfondiamo. Immaginando un albero dell’evoluzione, all’inizio erano i protozoi, da cui, semplificando, insetti piante e vertebrati. Su quest’ultima direttrice i pesci, da cui rettili/uccelli, anfibi e mammiferi, tra cui l’uomo. E qui ci si fermerebbe se non venisse ipotizzata un’evoluzione sinergistica, con cui si intende che una specie viene aiutata nel suo processo evolutivo da altra specie. E’ la Machine Intelligence il prossimo step evolutivo dell’uomo? L’attuale dibattito scientifico sembra prevedere tre alternative, che corrispondono a tre diverse possibilità di controllo della tecnologia. La prima, la migliore, prevede tool sempre più intelligenti che diventano parte integrante del cammino evolutivo della specie umana, ed è quello che oggi chiunque tende a percepire, dai sistemi usati in automazione, ai prodotti consumer, alle auto intelligenti, alle protesi e impianti attuali e futuri, con la tecnologia che ci rende la vita migliore e forse anche che ci permetterà di superare gravi momenti di crisi, qualsiasi essi siano. La seconda alternativa vede l’albero dell’evoluzione ramificarsi nel punto di intervento dell’evoluzione sinergistica: da una parte gli umani, dall’altra l’intelligenza artificiale e la Machine Intelligence, con la specie umana che aiuta il processo evolutivo di altra specie, quella delle macchine, ancora controllabili, ma con il rischio di vedere l’autogenerarsi di complessità al fuori della portata della comprensione degli addetti alla tecnologia. Infine la terza prospettiva, molto cruda, la cui possibilità ha stimolato l’avvertimento degli eminenti scienziati: nessuna ramificazione, ma il proseguimento diretto del ramo degli umani con le successive specie evolutive rappresentate prima dall’intelligenza artificiale e poi, come step ulteriore, la Machine Intelligence, le macchine intelligenti autonome. Va da sè che questa opzione è molto “science fiction” e poco accettabile: come dire che prima o poi il sole si spegnerà. Ma se ci si ferma un istante a pensare, mettendo da parte gli impegni, le fatiche e le responsabilità che il quotidiano ci impone, le prospettive cui la scienza ci mette di fronte non sono da trascurarsi con un semplice moto di fastidio. La tecnologia in genere, e l’automazione industriale in particolare, ci stanno dando molto, ne siamo avidi, e potremmo superare un confine oltre il quale non ci aspetta tanto il robot killer, quanto una dipendenza ingestibile dalle macchine intelligenti, e la soluzione non può certo essere quella di farne a meno. Piuttosto, ed è compito gravoso, capire sempre cosa fanno queste macchine e come lo fanno, e controllare la tecnologia.

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