L’industria del futuro? La robotica

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Racer-Gold-Medal-Automatico«L’industria che ha la capacità di crescere in futuro, nel concreto e non solo a parole è la robotica. Anzi, la robotica italiana». Con queste parole Arturo Baroncelli, Segment Manager di Comau, ha aperto l’area della Fabbrica Digitale all’edizione 2014 di MecSpe in corso in questi giorni, fino a domani sabato 28 marzo. Intervistato da Michele Rossi – direttore tecnico della rivista «Macchine Utensili» – Baroncelli ha risposto a diverse domande sulla robotica e in particolare su quale sia il futuro del settore e delle aziende italiane operanti in questo ambito. Baroncelli ha sottolineato «L’importanza di investire nei servizi e in progetti di globalizzazione. In questo periodo di crisi conosco molte aziende nel settore dell’automazione e della meccatronica che hanno aumentato il fatturato perché hanno esportato la quasi totalità dei loro prodotti». E quando l’esportazione non basta, la pista da percorrere è quella dell’interazione uomo/macchina. «La robotica industriale si muove esattamente in questa direzione, anche perché la robotica tout court segue la direttrice della sicurezza e dell’interazione diretta con l’uomo. Basta pensare alle applicazioni allo studio nella service robotics, ovvero quei robot messi a disposizione delle persone per aiutarle nelle attività quotidiane». La robotica industriale va dunque al rapporto diretto, in stile service robotics, ma «occorre un passaggio intermedio in cui in fabbrica si sperimentano soluzioni simili al servizio, quindi maccchine con più assi, più sensori, più particolari tecnici. Insomma più sensibili ai processi e alle persone, come se di queste, oltre a lavorarci, si dovessero prendere cura». Immancabili le domande su come la robotica potrà migliorarsi ancora. «Con miglioramenti progressivi e con altri che prevedono una rottura netta col passato – spiega Baroncelli». Se infatti l’affidabilità e la velocità sono due variabili sulle quali la robotica esprime già un altissimo livello, migliorabile, appunto, in maniera progressivva, altre sono le direttrici di sviluppo su cui è possibile costruire un’evidente evoluzione rispetto al passato. «Software – rendendo facile l’uso dei robot al pari di un telefonino – numero di assi – approssimandosi davvero al numero di assi di movimento possibili all’uomo – e costi – in diminuzione perché il mercato cresce e consente economie di scala – sono i tre assi di crescita della robotica in maniera disruptive rispetto al recente passato». Le domande dal pubblico chiudono l’intervento del manager Comau. «A chi chiede a che punto siamo con la sicurezza nell’interazione uomo/macchina – risponde Baroncelli – dico che i due approcci che si seguono, quello dei robot sicuro intrinsecamente, e quelli delle safety, ovvero aree di interazione sicure tra uomo e macchina, sono le due vie giuste da seguire, e una non esclude l’altra». Perché la robotica non cresce in tutti i settori, inclusi quelli delle lavorazioni artistiche, è l’ultimo stimolo dal pubblico. «Dobbiamo ancora far capire quanto l’automazione sia rilevante in ogni settore. Per l’automobile non esiste alternativa per il tipo di lavorazioni realizzate. Ma è cosi anche in tanti altri settori. Noi operatori dobbiamo impegnarci a trasmettere il messaggio». Questo, ma anche un altro messaggio. «Il robot non sostituisce completamente l’uomo, non in quella sfera in cui un comportamento si genera. Lì non siamo ripetibili».

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