La rivoluzione del Machine to Machine

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Le soluzioni M2M sono utilizzabili in molteplici scenari applicativi, con reali potenzialità di semplificazione dei workflow, di miglioramento dei processi, di riduzione dei costi, oltre che di realizzazione di nuovi modelli di business.

L’acronimo M2M indica una tecnologia tra le più strategiche, che potrebbe avere sui processi industriali, e non solo, un impatto paragonabile a quello che si era determinato con l’introduzione dei primi personal computer.

Non poche direttrici di sviluppo tecnologico tendono a intersecarsi, rendendo difficile azzardare previsioni soprattutto laddove emergono forti sinergie: è il caso del Machine to Machine (M2M), tecnologia che all’inizio permetteva solo comunicazioni “uno a uno” tra device. Esemplificando, un sensore cattura un evento, lo trasferisce via rete wireless o cablata a un software applicativo che a sua volta trasforma questa informazione in un dato utile a determinati scopi di controllo e monitoraggio. SI è poi passati a sistemi di rete, con indirizzamenti IP dei device e crescente complessità delle informazioni trasmesse o comunque trasmissibili. Inevitabile l’intersecarsi con l’IOT (Internet of Things) e anche, almeno potenzialmente con l’ambientazione Cloud Computing. La disponibilità di moduli wireless a basso costo, l’incremento degli indirizzi IP disponibili (standard IPv6) e la capacità di gestire masse di dati sempre più grandi, ha portato qualcuno a ipotizzare l’avvento di una “terza rivoluzione industriale”, in ciò aggregando l’insieme delle potenzialità che possono scaturire da macchine che si parlano tra loro, scambiandosi dati poi strutturabili da software in grado di generare opportuni feedback di regolazione e comando di processi o, più in generale, di situazioni di natura diversa. Da dove nasce questa ipotesi?

Il ruolo della Comunità Europea

Non raramente l’impatto di certe potenzialità tecnologiche sui comportamenti delle imprese e anche delle persone, nasce da norme e direttive che formalizzano modalità d’uso, da cui standard che permettono alle aziende di investire su situazione note e sicure, o che addirittura impongono delle adozioni, una volta verificati i benefici ottenibili a livello economico e sociale. È questo il caso delle comunicazioni Machine to Machine, questa volta nel vero senso della parola: con una risoluzione del giugno dello scorso anno, la UE ha stabilito che a partire dal 2015 tutte le nuove autovetture dovranno integrare un nuovo sistema di comunicazione, denominato eCall System, di fatto un servizio di emergenza, supportato da una serie di sensori, che si attiva in caso di incidente permettendo una maggior rapidità di intervento. La conseguenza immediata di questa decisione è l’apertura di nuove opportunità di business, considerando che, malgrado la crisi del momento, negli stati membri UE nel 2012 sono state registrate più di 6,5 milioni di nuove autovetture. Si dirà che questo è un classico esempio di consumerizazione, non più i Tablet e gli smartphone come consumerizzazione dell’IT, ma il sistema eCall come consumerizzazione del Machine to Machine. Può anche essere, ma sul fronte industriale si è letteralmente solo agli inizi dello sfruttamento delle opportunità M2M, anche grazie al fatto che, a differenza di alcuni anni fa, oggi si ha una copertura di reti mobili praticamente completa.

Prospettive future

Stime prudenti valutano in circa 100 milioni il numero delle macchine, di qualsiasi natura, connesse tra loro tramite link wireless, e le previsioni delle società di ricerca si spingono ben oltre, forse troppo, aumentando questo numero a 450 milioni entro il 2017, nel caso di ABI Research, e a 12,5 miliardi entro il 2020, nel caso di Machina Research, con un fatturato M2M a livello europeo ben superiore ai 700 miliardi di euro. Malgrado queste ipotesi di crescita logaritmica, per ora non mancano ostacoli da superare, primo tra tutti la frammentazione del mercato, con una latenza causata dall’attuale difficoltà di sviluppo di componenti standard per comunicazioni M2M, a sua volta legata all’eterogeneità dei macchinari che devono comunicare. Ma le tariffe per “cellular M2M” sono in discesa, e questo, insieme a iniziative come quella prima citata della UE, non possono che favorire la (probabile) terza rivoluzione industriale.

 

 

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