La latenza al cambiamento

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Questo editoriale nasce da ragionamenti sviluppati in occasione di una riunione informale e non programmata tra professionalità diverse che, partendo da un confronto su argomenti da massimi sistemi, si sono poi aggregate attorno a un tema reputato, anche se erroneamente, più circoscritto: l’adattamento al contesto, ottimo argomento per un saggio. Le caratteristiche di un contesto portano a comportamenti adeguati allo stesso e dato che una loro modifica comporta sempre fatica e costi anche solo mentali, si scivola nell’abitudine: è confortante essere schiavi di qualcosa, regole e consuetudine danno piacere e sono un antidoto alla solitudine, offrono protezione e fanno sentire al sicuro. Se questo può essere accettabile nel privato, non può esserlo nella sfera socio-economica, nel mondo dell’industria e della produzione, perché porta a scelte che rallentano l’uscita dalle difficoltà. Le scelte possono essere giuste e coerenti o sbagliate e incoerenti; quelle coerenti derivano da una precisa conoscenza del contesto, sia esso commerciale o tecnologico, quelle incoerenti da una incompletezza di conoscenza. Per esemplificare: il contesto si muove e noi restiamo fermi perdendo il contatto. Si possono fare giuste anche per caso, e si è fortunati, mentre le scelte sbagliate sono sempre al 100% sopportate da indagini e analisi che si rivelano incoerenti con la realtà del contesto, quindi, dato che nessuno è per natura masochista, in buona fede. I contesti cambiano rapidamente, dalle basi temporali delle decine di anni del medioevo alle poche settimane di oggi. La rapidità di adattamento chiede agilità mentale, tipica delle nuove generazione di cui non vi è traccia ai livelli decisionali del mondo del lavoro. Ma esistono due modalità per creare elementi di accelerazione: sudditanza ai guru e copia&incolla. Iniziamo dalla seconda, più semplice. Le caratteristiche di uno specifico contesto per esempio negli USA, non sono qui da noi le stesse, ma posizionamento di mercato e claim di prodotto restano invariati stante la presenza delle multinazionali che dettano i principi. Questo lo si vede soprattutto nella comunicazione dell’innovazione, sovente asettica e poco coerente con le reali esigenze del territorio, quindi a volte inefficace. Il discorso della sudditanza ai guru è diverso è ha come obiettivo quello di “pararsi” nelle scelte. Esce una nuova tecnologia o meglio, per la crescente multidisciplinarietà delle soluzioni, una diversa aggregazione di soluzioni tecnologiche potenziale fonte di innovazione e rivitalizzazione di competitività. La cosa è reale ma difficile da metabolizzare, da comprendere appieno. Appaino a questo punto i super esperti, che pontificano con lessico improbabile e di livello superiore, con spiegazioni teoriche su prospettive lunghe quindi non contestabili e comunque di poco conforto nell’immediato, dando sfoggio di sicurezza. Supponiamo esista un sito o un blog dove questi guru esercitano. Data la fame di conoscenza del pubblico, è facile arrivare a migliaia di click al giorno, ma lì poi cosa ci si trova? Non importa, contano i click, le visite, e i media ci si buttano a corpo morto per guadagnare audience, porgendo al pubblico idee e concetti incomprensibili perché non compresi alla fonte. Ne scaturisce, per chi deve fare una scelta, l’impressione che tutti una certa scelta la stiano facendo e ci si impone di aver capito pregi e vantaggi, anche se non come adattarli al proprio contesto. Nasce così la scelta incoerente, antidoto perfetto alla latenza al cambiamento. Ma il vero antidoto è un altro, la semplificazione come base di conoscenza. E questo è il nostro lavoro: analizzare, strutturare e semplificare per far capire e supportare scelte coerenti con la propria realtà.

Aldo Cavalcoli

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