Kawasaki Robotics: 50 anni di attività e molto di più

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Nell’ambito della recente fiera internazionale Irex di Tokyo, Kawasaki Robotics – storico partner della bresciana Tiesse Robot – oltre a lanciare alcune importanti novità tecnologiche, ha anche colto l’occasione per celebrare un significativo anniversario: 50 anni di attività come costruttore di robot industriali.

Kawasaki, nel settore della robotica, comincia nel 1968 con la firma di cooperazione con Unimate. Sempre dello stesso anno è la fornitura del primo robot idraulico costruito in Giappone per operazioni di saldatura a punti nell’industria automobilistica.

Oggi, la gamma Kawasaki si articola in una ben più vasta serie di robot che vanno da 3 a 1500 kg di portata, e con robot specifici per il settore medicale-farmaceutico e per il settore clean-room.

Anche i sistemi di controllo hanno seguito l’evoluzione concettuale della parte relativa al braccio robot ed oggi il controllore F60 per i robot sino a 10 Kg di portata è il riferimento sul mercato per dimensioni e peso.

Oltre a presentare l’ampliamento della gamma robot, Kawasaki Robotics lancia un messaggio molto particolare. Da un lato, prosegue con l’ampliamento della gamma dei robot collaborativi con i modelli Duaro 2 e Duaro 3, anche firmando un rapporto di collaborazione con ABB per lo sviluppo congiunto di protocolli di sicurezza e comunicazione, e in parallelo procede con lo sviluppo di un concetto originale di “Coworking Tra robot ed operatore!.

Tale concetto denominato “Successor” va applicato alle linee o ad una singola cella dove, per rispondere alla attuale diminuzione della manodopera specializzata, si è pensato di abbinare ai robot dei dispositivi di guida remota e dei pacchetti d’intelligenza artificiale che permettono agli operatori specializzati di trasferire i propri skills  ai robot stessi, non eseguendo operazioni di vera e propria programmazione, bensì operando in remoto da aree di sicurezza.

In concreto, con un dispositivo chiamato Communicator, l’operatore può movimentare uno o più robot della medesima linea per operazioni che in realtà richiederebbero una elevata capacità di programmazione; il tutto agendo semplicemente sul dispositivo che, di ritorno, conferisce all’operatore le medesime “sensazioni” del robot nell’operazione svolta.

Per esempio, una sensazione di “forza”, di “vibrazione“ oppure di segnali sonori di allarme, se il robot sta forzando o interferendo. Eseguita un’operazione, il robot ne ripete esattamente le sequenze e le modalità. L’intelligenza artificiale permette poi che il robot possa trasferire quanto appreso da un operatore specializzato ad un altro operatore non specializzato, quindi non fornito delle stesse competenze.

Le applicazioni cui potrà far fronte una simile isola robotizzata sono molteplici, dall’assemblaggio alla verniciataura di particolari piccoli o grandi, fino alla manipolazione e alla sbavatura di getti etc.

L’intelligenza artificiale consente, infatti, di captare le procedure che l’operatore specializzato ha realizzato per eseguire le operazioni cui è dedicato. Parliamo di uno sviluppo che permetterà in futuro anche, tramite dei simulatori, di eseguire il training per operatori non specializzati, ovvero di formare nuovi operatori attraverso l’utilizzo delle stesse macchine robotizzate.

Un nuovo ambito di sviluppo riguarda poi i robot umanoidi di cui sono stati presentati i primi prototipi  e soluzioni integrate per sale chirurgiche.

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