Ipersensibilità elettromagnetica

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electricityTra i tanti possibili particolari disturbi, se non malattie vere e proprie, nell’era di Internet si sta affermando la EHS,  Electromagnetic Hypersensitivity, la cui causa va ricercata nell’esposizione a campi magnetici non ionizzanti a livelli ben al di sotto di quelli ammessi dagli standard internazionali, quindi teoricamente innocui. Per chiarezza, le radiazioni elettromagnetiche (EM) si suddividono in due categorie: quelle ionizzanti a elevata energia (raggi gamma, raggi X, radiazioni UV della parte alta dello spettro elettromagnetico) e non ionizzanti (luce visibile, infrarossi, microonde e trasmissioni radio). Secondo ricercatori inglesi quasi il 4% della popolazione di quel Paese soffre di EHS, con addirittura il 40% che ne sarebbe lievemente affetto: casi limite sono quelli per cui anche la semplice esposiziome al WiFi o all’uso di un cellulare da parte di terzi a una di
stanza di 10 metri causa qualcosa di simile a uno shock anafilattico, con conseguente collasso. Tra i sintomi più usuali di un disturbo EHS sono citati mal di testa, senso di affaticamento, stress, disturbi del sonno, eruzioni cutanee, dolori muscolari. Se l’esposizione a radiazioni ionizzanti è ben noto che può aumentare il rischio di cancro, e non mancano studi su disturbi se non proprio potenziali rischi alla salute derivanti da radiazioni non ionizzanti emesse da radar, forni a microonde e altre sorgenti, non vi sono invece evidenze certe che le radiazioni non ionizzanti aumentino il rischio di cancro. Se poi ci si riferisce ai telefoni cellulari, partendo dal fatto che la FCC Americana (Federal Communications Commission) definisce l’esposizione alle radiofrequenza in termini di Specific Absorption Rate (SAR) come misura del tasso di assorbimento di energia RF da parte del corpo umano, la SAR di un cellulare è 1,6 watt per kg di tessuto umano, misurata a una distanza di 5mm, e la maggior parte dei cellulari operano a una frazione di questi livelli in condizioni d’uso normale. La comunità scientifica è quindi molto scettica in merito all’EHS, anche se i sintomi sono reali e molto debilitanti. Da sottolineare che non mancano cause legali basate su supposti danni derivanti da esposizione a radiofrequenze, come quella intentata dai genitori di uno studente del Massachusetts alla scuola che frequentava, e basata sul fatto che dal momento in cui era stato installato un nuovo servizio WiFi il figlio aveva iniziato a soffrire di nausea, mal di testa ed eruzioni cutanee. Ma per i malati di EHS c’è una soluzione: trasferirsi nella National Radio Quiet Zone che include parti della Virginia, della West Virginia e del Maryland, dove per legge sono assolutamente limitate le trasmissioni radio allo scopo di permettere ricerche scientifiche e militari. Quale altra malattia ci porterà l’evoluzione tecnologica?

 

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