Il mondo dei Robot

La continua evoluzione dei Robot nell’industria e la crescente diffusione nel civile e nel sociale porterà a una convivenza con l’uomo oggi impossibile da definre come limiti e coinvolgimento.

Il Robot è una macchina

Un Robot industriale, come definizione standard, è un manipolatore programmabile su tre o più assi, dove per assi si intendono le direzioni che specificano i movimenti del Robot, controllato automaticamente e riprogrammabile senza modificazioni fisiche, ma anche adattabile a differenti applicazioni con modifiche fisiche che possono riguardare sia la struttura meccanica che il sistema di controllo. Un Robot è quindi a tutti gli effetti una “macchina”, ma con una particolarità: esegue movimenti, che sono veloci e ripetibili con estrema precisione.

Il movimento comporta rischi per gli operatori

Da questo derivano i riferimenti a produttività e qualità che sempre accompagnano le analisi su questi sistemi; in particolare la qualità, non è tanto da riferirsi a una capacità di far meglio le cose, quanto a ripeterle sempre uguali, una volta ottimizzata una certa lavorazione. Il movimento comporta dei rischi per chi opera nelle vicinaze di queste macchine, e sono state definite ben precise norme e regolamentazioni standard per garantire una convivenza tra uomini e Robot nello stesso ambiente operativo.

Una irrazionale percezione di ostilità

Ma il movimento è anche alla base di una irrazionale percezione di ostilità se non proprio di timore: guardando in un qualsiasi processo manifatturiero un braccio robotico nelle sue veloci evoluzioni si è tentati, dimenticando che tutto avviene perché c’è un software che definisce come deve muoversi la macchina, ad attribuirle quasi a una volontà autonoma di azione, e la macchina a questo punto diventa il “Robot” dell’immaginario collettivo, con un contributo non certo secondario di romanzi e filmografia di genere.

La diffidenza viene da lontano

Questa umanizzazione del Robot, non riscontrabile in nessun altra tipologia di apparato industriale, viene da molto lontano, ancor prima che il termine fosse inventato nel 1920 dallo scrittore ceco Karel Čapek nel romanzo “I Robot universali di Rossum”. Si potrebbe quasi parlare di una sorta di peccato originale che ancora oggi impedisce un rapporto razionale tra uomo e Robot, indipendentemente da forma fisica, funzionalità e ambientazioni d’uso.

Il peccato originale

L’uomo, da quando si ha memoria storica, ha sempre cercato di creare simulacri di creature viventi, i cosiddetti automi, dal greco “spontaneo, che agisce da sé o anche semovente”. Il termine è inizialmente riferito a congegni meccanici dotati di movimento indipendente o che appaia tale: orologi, giochi d’acqua, dispositivi di vario genere e forma, con animali e figure umane interagenti, tutti virtuosistici prodigi della scienza di quei tempi, basati su un’esperta combinazione di forze motrici naturali e artificiali come l’espansione dell’aria riscaldata.

Anche Leonardo da Vinci pensò ai robot

Innumerevoli gli esempi nelle cronache, tra questi anche il primo androide, un uomo di ferro creato attorno all’anno 1000, che apriva la porta agli ospiti e li salutava emettendo dei suoni.  Si può anche scomodare Leonardo da Vinci che progettò nel 1495 un cavaliere meccanico in armatura apparentemente in grado di alzarsi in piedi e muovere testa e braccia, senza dimenticare che la Francia del 700 fu la patria di ingegnosi giocattoli meccanici che alcuni ritengono progenitori dei prototipi per i motori della prima rivoluzione industriale, anticipando così i tempi attuali, dove le ricerche sulla robotica sono fonte inesauribile di soluzioni tecnologiche fruibili in molteplici contesti diversi. Tutto questo è rimasto nella memoria collettiva, creando un esagerato antropomorfismo, causa di conflittualità ideologiche che hanno coinvolto anche il mondo del lavoro.

I Robot sostituiranno l’uomo

Inevitabilmente sarà così, come sempre è avvenuto in ogni rivoluzione industriale del passato, ma c’è da chiedersi in quali mansioni e con quali vantaggi complessivi a livello sociale ed economico.

I robot liberano da fatica e pericolo

Oggi le macchine, sempre più complesse, integrano Robot che eseguono molte operazioni prima manuali in modo più preciso e veloce di quanto potrebbe fare un uomo, che deve quindi evolvere la propria professionalità per interagire con processi produttivi ben più rapidi e complessi di prima. Poi ci sono lavorazioni ad alto rischio e la Robotica è una soluzione: l’uomo non perde posti di lavoro ma si allontana dalle parti pericolose, faticose  e ripetitive, con un cambio di prospettiva occupazionale.

La concorrenza dei robot

E nuovi posti verranno creati dalla robotizzazione dei processi, secondo un preciso circolo virtuoso: l’automazione riduce i costi di produzione, che riducono il prezzo dei prodotti, che ne incrementano la domanda che agisce positivamente sul mercato del lavoro aumentando l’occupazione e anche, presumibilmente, gli stipendi. Ma persiste una conflittualità alimentata da un recondito antropomorfismo: il Robot è un concorrente, non perché macchina, ma perché simulacro dell’uomo.

Scenari futuri per i Robot

Il primo tele-manipolatore per sostanze radioattive è creato in Francia negli anni ’50, e il Robot industriale Programmed Article Transfer Device è brevettato nel 1956, e nell’occasione per la prima volta si fa uso del termine “industrial Robot”, anche se il primo vero Robot industriale è un Unimation del 1961, installato presso la General Motors.

Indispensabile un’automazione Robot-based

Da allora l’evoluzione è continua e rapida, con sistemi sempre più sofisticati realizzati da multinazionali e new entries dell’automazione. Il declino del ciclo di vita dei prodotti e la richiesta di varietà da parte dei consumatori richiama un’automazione flessibile Robot-based secondo una logica di collaborazione tra uomo e Robot che lavorano condividendo, senza pesanti barriere protettive, lo stesso spazio di lavoro e soprattutto gli stessi obiettivi produttivi.

I Robot escono dalle fabbriche

Quindi Robot più piccoli e leggeri, i Collaborative Robot, o Cobot, anche se l’obiettivo della collaborazione è raggiungibile anche con Robot industriali di taglie superiori, con soluzioni di sicurezza aderenti alle norme. Ma i Robot stanno uscendo dalle fabbriche,  con un processo di socializzazione che sta portando allo sviluppo di Robot che entreranno in tutti i luoghi frequentati dalle persone, sostenendole nell’esercizio della professione, nella vita sociale e nelle attività quotidiane. Il riferimento è ai Service Robot, dedicati a compiti che escludono qualsiasi attività di tipo manifatturiero, ma per uso personale o professionale.

Dai Service Robot la robotica del futuro

Pensare a Robot operanti in ambienti non strutturati o con strette interazioni con gli umani, in grado di autogestirsi senza intervento umano sulla base dello stato corrente dell’ambiente o della percezione di un suo cambiamento tramite avanzate capacità di sensing, comporta sfide ben superiori a quelle dell’automazione industriale, e le soluzioni pensate per i Robot di servizio, molte delle quali si baseranno anche sull’intelligenza artificiale, costituiranno una specie di apripista tecnologico verso la Robotica del futuro.

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