Fonti energetiche sostenibili

0
463

 

business growth - little treeA livello globale il settore delle energie rinnovabili è in costante crescita. Segnali positivi arrivano anche dall’Italia, soprattutto in ambito fotovoltaico, eolico e geotermoelettrico. Aumentano i progetti e gli studi dedicati ai sistemi che sfruttano il moto marino.

 

In Italia le fonti rinnovabili sono in continua crescita e, sul fronte della composizione elettrica, superano quelle fossili. Nel 2014, rispetto all’anno precedente, sono passate dal 38,2 al 42,5 per cento, mentre il carbone si attesta al 19,3%, il gas naturale copre il 29,9% del mercato e il nucleare il 4,6 per cento. A dirlo sono i dati di GSE (Gestore Servizi Energetici) relativamente al “mix” nazionale dell’energia elettrica immessa in rete nei due anni di produzione. Secondo il report “Situazione energetica nazionale nel 2014” del Ministero dello Sviluppo Economico, le rinnovabili costituiscono la prima fonte di generazione di elettricità nel nostro paese con il 43% della produzione nazionale lorda. Sono impiegate nel settore termico, che concentra circa il 50% dei consumi complessivi, per la produzione di energia elettrica (45%) e come biocarburanti per l’autotrazione (5%). Parlando del primo semestre 2015 le fonti “pulite” hanno coperto il 37,1% dei consumi di energia elettrica con una produzione di 56,8 TWh. Questo in base all’ultimo rapporto di Terna, dal quale emerge che il fotovoltaico è cresciuto del 10,1% rispetto allo stesso periodo 2014 riuscendo a soddisfare l’8,4% della domanda nazionale, l’eolico del 9,6% e il geotermoelettrico del 5,6 per cento. Più contenuto l’incremento nel settore delle bionergie, a quota 8,8 TWh.

Grande successo per l’eolico

L’eolico negli ultimi due decenni ha conosciuto una fortissima crescita in tutto il mondo, passando da una potenza installata di 3 GW a 370 GW. Il 2014 è stato un anno record per le nuove installazioni, con un incremento del 48% rispetto al 2013 per una capacità di 52,8 GW. Questo secondo il report del Joint Research Centre della Commissione Europea, dal quale si evince anche che l’energia eolica fornisce ai paesi UE l’8% del fabbisogno di elettricità e nel 2020 arriverà a coprirne il 12 per cento. I paesi più virtuosi sono Danimarca, Portogallo, Irlanda, Spagna, Romania e Germania che, grazie ai parchi eolici, riescono a coprire tra il 10 e il 40% dei consumi di elettricità nazionali. Sul fronte delle installazioni da record spetta un posto alla gigantesca turbina flottante che è stata collocata a circa venti chilometri da Fukushima, la città giapponese diventata famosa per il disastro alla sua centrale nucleare. È alta 104 metri e offre 7 MW di potenza. La piattaforma è “galleggiante”, in quanto le catene che la collegano all’ancoraggio da 20 tonnellate sul fondale sono allentate, e permette alla turbina di muoversi senza danneggiarsi anche in condizioni atmosferiche estreme con onde di oltre venti metri. Il “piccolo” parco eolico, parte del Fukushima Wind Project, comprende già una turbina tradizionale e nell’estate 2016 verrà aggiunto un altro aerogeneratore galleggiante da 5 MW. L’obiettivo è arrivare entro la fine del decennio a 140 turbine eoliche offshore. Rilevante anche il Lake Turkana Wind Power Project, il parco con 365 turbine eoliche, che si trova in Kenya. È previsto un fattore di capacità del 68%, notevole visto che la media è del 20-40 per cento. Una volta completato dovrebbe generare circa il 20% dell’energia necessaria al paese.

 

Largo alle biomasse

La Direttiva Europea 2009/28/CE definisce la biomassa come “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”. Il settore delle bioenergie è ampio e vario e include le biomasse per l’energia elettrica e il riscaldamento, il biogas – derivato da rifiuti agricoli o animali – per l’energia nonché i biocarburanti per i trasporti che comprendono tutto, dal biodiesel all’etanolo di mais fino a quello di seconda generazione. Entro il 2030, se saranno sfruttate adeguatamente le potenzialità di piante, legno e residui agricoli, il 20% dell’energia a livello mondiale potrebbe essere prodotta dalle biomasse. Questo risulta dallo studio “Global Bioenergy Supply and Demand Projections for the Year 2030” di Irena – International Renewable Energy Association, che ha analizzato il potenziale nelle varie zone del mondo e le diverse tecnologie. Il 40% della fornitura globale di biomassa dovrebbe arrivare da residui agricoli e rifiuti e un 30% da prodotti forestali sostenibili. Un terzo potrebbe essere destinato alla produzione di energia e calore, il 30% per quella di biocarburanti per il settore dei trasporti e il resto distribuito tra l’industria manifatturiera e quella edilizia. Inoltre sarebbe un supporto alla generazione energetica da parte di impianti fotovoltaici e turbine eoliche.

 

Produrre energia green

Gli studi e i progetti riguardanti le biomasse sono vari e numerosi sia a livello globale che nazionale. In Svezia, per esempio, i ricercatori del Royal Institute of Technology hanno sviluppato un sistema per ricavare energia elettrica e termica dagli scarti delle olive. I rifiuti organici sono convogliati in un biodigestore, una macchina che li degrada ottenendo un biogas (anidride carbonica, metano e composti dello zolfo), che viene poi trasformato in anidride carbonica e idrogeno. Il composto è infine introdotto in una cella a combustibile insieme all’ossigeno per generare calore ed elettricità. Un prototipo è già operante in un oleificio spagnolo, producendo un kilowatt di potenza, che sarà gradualmente aumentata per arrivare a 200 kW, sufficienti a coprire circa la metà del fabbisogno di tutto lo stabilimento. A livello italiano si stanno costruendo diversi impianti – quasi sempre di piccole o medie dimensioni – che producono energia e calore dalla combustione o gassificazione di biomasse legnose (potature di vigneti e uliveti, materiale proveniente dalla manutenzione di boschi o dalla pulizia dei letti fluviali). Tra i più recenti quello realizzato all’interno dell’area protetta delle Dolomiti Lucane per la produzione di energia elettrica e biometano da usare per i servizi del parco: utilizza gli scarti legnosi raccolti nei boschi.

 

Onda su onda

Esiste una forma di energia rinnovabile di cui si parla meno, rispetto al fotovoltaico e all’eolico, ma che offre prospettive incoraggianti, in particolare in Europa. Ed è quella prodotta dal mare e dagli oceani. Secondo i dati di JRC (Joint Research Centre), il centro ricerche della Commissione Europea, in UE sono presenti attualmente il 51% degli sviluppatori in grado di utilizzare l’energia delle maree e il 45 per cento di quelli che ricavano energia dalle onde. Le aree di studio sono quattro. La prima e più importante, soprattutto in Scozia e Normandia, è la tecnologia che utilizza le correnti delle maree. A seguire quella basata sul moto ondoso, con vari progetti in particolare in Svezia e Australia. L’Italia è molto attiva su questo fronte e alcuni atenei, quali il Politecnico di Torino, l’Università di Firenze, la Seconda Università di Napoli e l’Università della Calabria sono impegnate in studi per valutare i diversi sistemi di produzione. Gli altri due metodi – la conversione termica oceanica e quella tramite osmosi – sono ancora in fase di studio. Il primo consiste nello sfruttamento della differenza di temperatura tra acque profonde e superficiali, mentre il secondo si basa sull’utilizzo della differente concentrazione salina delle acque dolci e salate. Le zone più adatte sono gli estuari o i delta in cui si passa dall’acqua del fiume a quella di mare. Per ogni tecnologia dovrà essere fatta la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), per capire quali siano i sistemi migliori a livello europeo. Per questo è stato istituito dalla Commissione Europea l’Ocean Energy Forum, un “punto” di incontro delle varie parti interessate per discutere e valutare problemi e soluzioni. Entro due anni dovrebbe essere pubblicata una sorta di roadmap sull’energia marina. JRC prevede che entro il 2018 si arriverà a 66 MW di potenza, sufficienti ad alimentare una città di circa centomila abitanti. Nuovi impianti verranno realizzati soprattutto in Gran Bretagna, Normandia, Olanda, Irlanda del Nord, Svezia e Portogallo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here