Chip Neuromorfici

0
462

neuromorphic_chipsLo sviluppo di “neuromorphic chips”, definibili come la versione elettronica delle reti di neuroni del cervello umano con necessità energetiche di molto inferiori a quelle dei chip tradizionali, risale a più di 40 anni fa, ma sembra che finalmente nel prossimo decennio inizierà una fase di utilizzo massivo di questa tecnologia, come evidenziato nel report Neuromorphic Chip Market-Global Forecast from 2016 to 2022, di ottobre dello scorso anno.  Già oggi la società americana Qualcomm sta sviluppando una piattaforma denominata  Zeroth per  cognitive computing e machine learning, e prevede entro il 2018 di estenderne le potenzialità neuromorfiche ad applicazioni embedded tipo wearable e droni. Da citare anche la Neuromem Inc., spin off di General Vision Inc., che è la sola azienda, finora, che propone  in licenza proprietà intellettuali per integrare funzionalità neuromorfiche in system-on-chip. In dettaglio, lo sviluppo dei dispositivi neuromorfi ha come obiettivo quello di emulare funzioni sensoriali e cognitive espresse nel sistema nervoso attraverso circuiti microelettronici che riproducono in forma semplificata la struttura e la dinamica di neuroni e sinapsi che costituiscono la rete nervosa naturale. In questo approccio, diverso per obiettivi e strumenti da quello classico dell’intelligenza artificiale, si integrano competenze in neuroscienze, elettronica, fisica e matematica. A differenza di molte simulazioni al computer di reti neurali e di elaborazione del cervello,  il chip neuromorfo è concepito per imitare realisticamente le interazioni tra le sinapsi, che sono gli spazi collegamento tra due neuroni  e rendono possibile la comunicazione. Il mercato dei chip neuromorfici è previsto in crescita, da 1,2 milioni di dollari attesi nel 2016, anno in cui inizierà la vera commercializzazione, ai quasi 5 milioni del 2022. Come applicazioni, oltre agli inevitabili smartphone, i chip neuromorfici saranno utilizzati per sensoristica sofisticata, sull’onda dell’Internet of Things, e per l’image recognition, che rappresenterà più del 60% del mercato totale.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here